7 gennaio 2012

A metà luglio scorso i giornali nazionali iniziano a ribatter la notizia della nascita di una pagina Facebook dedicata a “i segreti della casta di Montecitorio” di tal “SpiderTruman“. Il fantomatico precario del palazzo, ora licenzato, minaccia di fare chissà quali rivelazioni sui priviliegi della casta. In realtà si tratta di questioni note e stranote, cosucce che però, grazie al rimbalzo dei media sul web attirano in 2 giorni 300.000 fan.

Pagina "I segreti della casta"

Pagina "I segreti della casta"

A questo punto provo a fare un esperimento: creo la mia pagina “I segreti della casta“: non faccio in tempo a schiacciare “crea” che ho già 4 fan. Scrivo delle fesserie incredibili, bufale che si vedrebbero col cannocchiale, del tipo di un viaggio sula luna regalato all’anno per ogni onorevole e consorte, tariffe telefoniche a -5 centesimi al minuto (ovvero più l’onorevole parla più guadagna) o sconti del 120% sull’acquisto delle auto (ovvero dal concessionario oltre all’auto danno anche una bella mazzetta di soldi). Gli internauti però non afferrano: sono talmente arrabbiati che cliccare “mi piace” su una pagina che si chiama in quella maniera è già sufficiente a manifestare lo sdegno.

Poi la pagina prende vita autonoma, i commenti si sprecano, sempre indignati, mai con un obiettivo che sia uno, pur piccolo ma concreto, sempre con invettive generali, definibili come demagogiche. L’esperimento dura 24 ore esatte, alla fine scrivo che si è tratta di una bufala e quando fermo i giochi i fan sono già 3.500. Nel frattempo le pagine col nome diventato così famoso diventano decine su Facebook e nascono altre pagine inneggianti a maldestre “rivoluzioni”. L’episodio fa notare quanto sia semplice “giocare” con l’emotività delle persone.

Se è possibile oggi questo sentimento è sfociato in antipolitica tout-court. Dopo gli scontri al corteo degli indignati del 15 ottobre abbiamo la rivolta dei forconi, espressioni di un malcontento diffuso: manifestazioni strumentalizzate rispettivamente dall’estrema sinistra e dall’estrema destra. In questo clima di quasi-fallimento la gente è arrabbiata a prescindere, contro tutto e tutti.

Dopo il mio esperimento mi trovo con un gruppo di amici e salta fuori questo discorso: come riuscire ad informare il grande pubblico di questo paese con notizie verificabili, non preconcette, non tritate dalle grancasse di parte? Come riuscire a far emergere col giusto peso l’opinione di esperti qualificati quando tutto è ridotto ad opinione e la parola di un tizio qualunque è parificata a quello del più grande studioso di un determinato tema?

Un grande paese

Un grande paese

Della questione parla anche Luca Sofri nel suo libro “Un grande paese“. In sostanza dice che “ci sono cose giuste e cose sbagliate e bisogna fare quelle giuste”. Questo perchè “ci serve un paese di cui essere fieri e non lo abbiamo”, “dobbiamo tornare ad usare il valore delle persone e della cultura”, “ognuno di noi è responsabile e complice” di questo stato di cose.
La seconda frase è la più importante nel nostro discorso, per tre motivi:

  • negli ultimi anni si è affermato l’antielitismo, caratterizzato dalla figura di Sarah Palin: non è necessario che chi aspira a ruoli di dirigenza sia straordinario, nel senso di capace e meritevole, ma può essere uguale alla gente media, cioè ordinario, anche ignorante come la Palin, purchè simpatico o “carismatico”. Questo per un malinteso senso di uguaglianza, ovvero per la repulsione che suscita in alcuni l’idea stessa che esistano persone di qualità superiore rispetto ad altre e per il fastidio nei confronti di qualunque elite a cui non si appartenga. Il tutto sfocia poi in antielitarismo, ovvero nel reputare tutti quelli che in qualche modo hanno posizioni dirigenziali una “casta” e in quanto tale non degna di stare in quel posto.
  • ultimamente non si è più disposti ad “accettare lezioni”. Questa indisposizione a confrontarci col sapere e con il pensiero altrui è tale perchè ricevere “lezioni”, ovvero nuove informazioni, nuove spiegazioni delle cose, ci pone in condizione subordinata rispetto a chi ce le dà e questa subordizione risulta insopportabilmente umiliante.
  • la vuotezza progettuale è figlia di una vuotezza culturale precisa: non sappiamo le cose e parliamo a vanvera. Solo un investimento sulla cultura e sul metodo scientifico può restituire sensatezza ad analisi e progetti [Antonio Pascale]

Questo discorso appare meno attuale ora che (per fortuna) non abbiamo più il circo Barnum al governo ma una squadra di Professori (elite per definizione). Non è però così balzana se pensiamo alla pessima prova data dalla cattiva politica dominante nella seconda repubblica che potrebbe ritornare (come sostiene Michele Salvati) dopo la breve parentesi del governo Monti.

Tornando a bomba però: come riuscire a “regalare lezioni” al maggior numero di persone possibile? Sì, perchè è facile scrivere un articolo come questo per la propria minoranza: lo leggono in 30 e sei felice, hai condiviso un pensiero con chi già la pensa come te. Ma il punto è come fare anche dei numeri consistenti con il messaggio giusto.

Valigia Blu

Valigia Blu

Ecco allora che si torna all’inizio, ovvero all’emotività. Faccio un esempio: il sito di Valigia Blu è attualmente il blog numero 15 in Italia. Attraverso valigiablu.it si possono quindi veicolare messaggi interessanti ad un buon numero di persone (che sperabilmente si allargherà). Questo deriva dalla fase iniziale per cui è nata Valigia Blu, ovvero le firme da portare a Minzolini, direttore del TG1, per la famosa rettifica (mai andata in onda): “prescrizione non è assoluzione“.

Ci servirebbero quindi entrambe le cose: qualcosa di straordinario che possa stuzzicare l’emotività di molti e la serietà di base, per riuscire a veicolare quello che abbiamo capito. Meglio se poi il portatore del messaggio è una persona straordinaria, ma probabilmente questo viene da sè alla fine del percorso.

Primarie Como 2011

Primarie Como 2011

Corollario per le elezioni a Como: anche dalle nostre parti abbiamo disperatamente bisogno di un meccanismo di questo tipo. Abbiamo avuto persone straordinarie che si sono sfidate in primarie appassionanti ma abbiamo ancora un grande bisogno di allargare la nostra “minoranza etica”, veicolando i messaggi di ricostruzione della città.

Guarda caso abbiamo il mezzo d’informazione più importante della città che soffia con forza sul vento dell’antipolitica. Dobbiamo quindi costruire un programma serio, credibile e trovare dei canali per farlo arrivare ai comaschi anche sfruttando l’emotività dei cittadini. Saremo in grado di fare tutto ciò per costruire una “grande città” dopo oltre 15 anni di distruzione del destroleghismo? La risposta a questa domanda comprende il risultato delle elezioni della prossima primavera.

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