21 ottobre 2011

Qualche giorno fa è uscita una notizia sconvolgente: “L’opposizione ha salvato 5098 volte la maggioranza” come strillano molti mezzi d’informazione. Qualcosa non mi quadra, allora vado a vedere.

Tutto deriva da un rapporto di OpenPolis, l’associazione che ha come scopo quello di “usare le tecnologie e la rete per favorire la trasparenza pubblica e la partecipazione delle persone al controllo delle scelte di interesse collettivo.

Il “Rapporto sul voto in Parlamento nella XVI legislatura” si focalizza infatti su questi aspetti: in 100 casi l’opposizione è riuscita a battere la maggioranza e in 5000 casi circa avrebbe potuto batterla.

La notizia però non è questa e lo spiega chiaramente OpenPolis nel passaggio centrale del rapporto: “la realtà è un tantino più complessa e chiama in causa tutti, la maggioranza insieme alla minoranza, il significato del voto e dell’istituzione parlamentare nel suo complesso. Quando diciamo che per 5.098 volte la maggioranza poteva essere battuta, questo non significa che il risultato avrebbe potuto essere automaticamente raggiunto con la presenza dei membri dell’opposizione. Perché, di norma, quando tra i banchi della maggioranza si fa largo il timore di “andare sotto”, immediatamente chi di dovere fa scattare l’allarme e da uffici e Palazzi nei paraggi, accorrono ministri e sottosegretari con doppio incarico e parlamentari “semplici” per votare in soccorso alla maggioranza.”

Doppio lavoro

Doppio lavoro

Il punto vero è chiarito in un passaggio successivo: “I numeri svelano la comoda finzione della rappresentanza parlamentare che scade spesso nella rappresentazione dove in molti, anche se non tutti per fortuna, sono presi da così tante altre faccende – altri incarichi pubblici (22 ministri, 31 sottosegretari, 2 sindaci, 4 assessori comunali, 12 presidenti e 11 consiglieri provinciali), da attività professionali (134 avvocati, 116 imprenditori, etc.) o di partito – che alla fine, quella di parlamentare, si riduce ad essere solo una sorta di incombenza ben remunerata, da gestire come si può tra le altre.”

Ecco quindi arrivati al cuore della questione: i regolamenti di Camera e Senato stabiliscono che andare in Aula e in Commissione a votare sia un preciso dovere di ciascun deputato e senatore, mentre nel Parlamento italiano si tollerano doppi incarichi e doppi lavori.

Una volta compreso tutto ciò è normale avanzare qualche proposta: ad esempio l’incompatibilità totale tra qualsiasi incarico elettivo (non è possibile che si possa fare bene contemporaneamente il parlamentare e il sindaco) o il divieto di esercitare la libera professione nel periodo in cui si hanno incarichi pubblici (come succede in parecchi paesi).

OpenPolis ha invece compilato una serie di elenchi come quella dei “Deputati/Senatori di opposizione che più hanno contribuito a salvare la maggioranza” o come le “leggi che potevano essere bloccate”: si tratta di esercizi teorici, totalmente privi di fondamento, perché come abbiamo capito la presenza di “truppe” da una parte avrebbe fatto scattare i “riservisti” dall’altra parte.

Ma come hanno riportato la questione i mezzi d’infoprmazione? Testate come il Fatto quotidiano o Lettera43
si sono limitate a rendere l’aspetto eclatante della vicenda, ovvero l’opposizione che salva la maggioranza, senza approfondire l’aspetto dei doppi incarichi; giornali come La Stampa o L’Espresso hanno riportato correttamente la seconda osservazione dando però maggior rilievo alla prima.

E allora dobbiamo interrogarci sul fatto che sia più comodo far partire “l’indignazione automatica” piuttosto che far funzionare il cervello, approfondire l’argomento ed arrivare al cuore delle questioni.

C’è un difficoltà dei media che preferiscono prendere pedissequamente notizie o pezzi di notizie senza approfondire, senza indagare.

Ma c’è anche una preoccupazione per il sistema paese: se si confonde la causa con l’effetto non si troverà mai la soluzione dei problemi ma si continuerà a menare il can per l’aia. Se alla fine il messaggio è che niente funziona, tutto è marcio, allora la conclusione è ovvia: non vale la pena fare le cose per bene. In questo modo non ce la faremo ad uscire dal pantano.

In questa Italia liquefatta la tentazione è forte: annegare tutto in una melassa indistinta in cui nessuno emerge ma tutto è relativo. C’è invece chi ci prova, ogni giorno a far bene il proprio lavoro. E se ripartissimo da qui per costruire il futuro?

0saves
Se ti piace questo post lascia un commento oppure iscriviti all'RSS feed per avere gli aggiornamenti direttamente sul tuo lettore.