24 settembre 2011

Quando Giulio Tremonti, poco tempo fa ha detto di avere “in mente una vvifovma del sistema economico italiano basata su tvve aliquote” ma di “non potevvla fave pvvchè non ci sono i soldi” (Bossi la sera stessa gli ha comunicato che i soldi c’erano), pare che si sia aperto il varco verso quel baratro finanziario (Argentina stiamo arrivando) che, benchè negato fino all’altro giorno dal Presidente del Consiglio, ha imposto l’approvazione di una manovra “lacrime e sangue” (l’ennesima) da parte del Governo. Mentre tutti si lamentano e il dibattito parlamentare ha tentato di arrivare alla formulazione “tutto fumo e niente arrosto”, un esponente della maggioranza, l’Umbertone nazionale, si scaglia contro il fatto di aumentare le pensioni di anzianità, un’ effetto della manovra appena citata. Diversi giornalisti e politici, portando l’esempio che in Germania “si va in pensione a 68 anni”, ritengono il nodo delle pensioni forse il nodo fondamentale del debito pubblico italiano. Anche la maggioranza parla ora esplicitamente di un nuovo intervento, proprio sulle pensioni.

Previdenza

Previdenza

Il sistema previdenziale italiano, in breve, si basa su due grandi assicurazioni sociali, INAIL e INPS: l’assicurazione sociale, pregevolissimo esempio di welfare ha un ente pubblico come assicuratore. L’INAIL assicura i lavoratori, mentre l’INPS assicura i non lavoratori ed eroga le pensioni. Il concetto è semplice: mentre non tutti i lavoratori (auspicabilmente nessuno ma basta leggere i giornali per capire che c’è ancora molto da fare) vanno incontro ad infortunio, molti (auspicabilmente tutti) arrivano alla pensione. Ergo lo Stato, tramite l’INPS, eroga un sacco di pensioni. Il peso economico di questa erogazione aumenta esponenzialmente alla vita media, per cui, spostando in avanti l’età pensionabile, teoricamente si risparmia sulle pensioni e, prolungando la vita lavorativa di una persona, costui pagherà le tasse per più anni. Esistono principalmente due parametri dove agire: l’età pensionabile, il cui raggiungimento da diritto alla pensione di vecchiaia e gli anni di servizio lavorativo, che danno diritto alla pensione di anzianità.

C’è da evidenziare un grosso limite a questo sistema, ovvero la modificazione del quadro delle malattie principali dell’Italia. Se fino alle Seconda Guerra Mondiale la principale causa di malattia e di morte erano le malattie acute come la polmonite o il tifo, adesso le cause principali sono le malattie cronico – degenerative, come l’artrosi, tumori, disabilità da ictus, cuori pluriinfartuati che riescono a battere solo grazie a cocktail di 7 o 8 medicine diverse o la bronchite cronica, che conducono lentamente alla morte, o non vi conducono affatto, “limitandosi” (hai detto niente) a lasciare reliquiati più o meno importanti nella vita di ogni giorno. Ora la medicina riesce a rallentare la progressione di queste malattie nella persona, ma non riesce a risolverle. Per questo da molti anni in medicina si considera, in sede programmatico – istituzionale, il concetto di qualità di vita. Tant’è che nel 1987 Alain Williams, economista dell’università di York, propose il QALY (Quality adjusted life year), ovvero “aspettativa di un anno di vita in condizioni soddisfacenti”. Più recentemente è stato proposto il DALY (Disability adjusted life year), ottenuto sommando agli anni persi per morte prematura gli anni di infermità dovuti ad una particolare malattia.

Se noi applichiamo questi concetti allo spostamento in avanti dell’età pensionabile, capiamo che l’età media avanza ma la salute non rimane quella di un 20enne. Ed ecco allora che, per chi scrive, l’aggiustamento dell’età pensionabile è un segno di non rispetto (eufemismo) verso chi lavora una vita e mantiene quell’esercito di ass-scratcher politici che spremono sempre di più l’uomo comune. Decenza vorrebbe che lo Stato permettesse ai lavoratori di andare in pensione ad un’ età in cui fisicamente si sta ancora bene per togliersi qualche sfizio che non si è riuscito a togliersi durante la vita lavorativa, quando ancora non si ha bisogno del bastone o non viene il fiatone a fare una rampa di scale.

Va bene che l’Italia è fondata sul lavoro, va bene che il lavoro permette la realizzazione dell’ uomo, ma è anche giusto che uno dopo 40 anni (senza contare il percorso di studi) di lavoro possa anche godersi il meritato riposo. Questo, a mio parere, dovrebbe essere un diritto costituzionale.

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