20 luglio 2011

Premessa: questo non è solo un articolo. E’ una relazione che è stata alla base degli interventi di Bruno Magatti  nel Consiglio Comunale del 19 luglio, in occasione della discussione sull’ipotesi di realizzare un “villaggio studentesco” presso l’ex orfanotrofio in via Tommaso Grossi. Potete scaricare (da paco.co.it) la mozione presentata da PACO e l’emendamento alla delibera, oltre alla relazione completa. Giusto per capire come si fa la buona politica.

La storia del “Campus” a Como è lunga e accidentata: si intreccia con la vita politica ed accademica di questa città degli ultimi 20 anni.

Il primo passo dell’Università a Como è infatti datato 1987, quando iniziarono le lezioni della “Scuola diretta a fini speciali in informatica gestionale.”
Da allora, iniziano le ipotesi sulla collocazione “definiva” dell’insediamento universitario che intanto apre le lezioni ufficialmente nel 1989 con i corsi di Ingegneria e Scienze presso un’ala del Setificio, come sede “provvisoria”. Come succede spesso in Italia quell’ala del Setificio è diventata invece una parte della sede definitiva del polo scientifico.
Le collocazioni immaginate per l’insediamento sono state varie, dalla Ticosa già dismessa all’ex S. Martino, anch’esso quasi vuoto. Come spesso succede a Como una scelta non venne fatta e si agì sempre nell’emergenza di trovare uno spazio quando serviva per soddisfare il bisogno di una sede universitaria che intanto cresceva.
I costi della non-scelta sono noti: in questa mappa del 2007 abbiamo contato 25 sedi dove a vario titolo erano presenti attività accademiche. La situazione non era già allora auspicabile, data la presenza di un polo universitario così piccolo (5.000 studenti complessivamente) e la condizione nel frattempo è forse peggiorata.

Gli insediamneti universitari a Como nel 2007

Gli insediamneti universitari a Como nel 2007

Non si tratta quindi di un conflitto tra i sostenitori della soluzione “campus” e di quella “università diffusa”, la seconda ipotesi semplicemente non ha senso per sedi così piccole come quelle presenti a Como.

Ma partiamo dall’inizio: gli enti locali comaschi come al solito erano partiti bene: grazie al lavoro propedeutico del Centro Volta nel 1987 nasce infatti l’As.Sc.Un. associazione tra gli enti locali per la promozione degli insediamenti universitari a Como e Lecco.
Nel 1992 si trasforma in UniverComo (quando si stacca UniverLecco), è del 1998 la nascita dell’Università degli Studi dell’Insubria con sedi a Como e Varese, mentre il Politecnico di Milano rinuncia all’ipotesi di creare l’Università di Como (Athenaeum Novocomense) per rimanere a Como e Lecco all’interno del “Politecnico-rete”.

Qualche idea buona gli enti locali l’hanno anche avuta durante il tempo. Ad esempio nel 1997 il comune di Como aveva siglato un accordo, poi approvato dal Consiglio comunale, che prevedeva la permuta tra proprietà proprie (da destinare a comunità protette per la psichiatria) e gli immobili USSL villa Silvia e villa Chiara oltre all’ex materasseria. L’accordo non si è stato mai attuato, come del resto non si sono mai concretizzate fino in fondo le ipotesi di accordi di programma tra gli enti locali comaschi e regionali per dedicare l’ex OPP alle attività universitarie.

La prima visione di UniverComo per il Campus era infatti interessante, si diceva: “tutti gli spazi che si libereranno in futuro nell’area compresa tra via Castelnuovo e Via Leoni siano destinati ad attività universitarie”. In parte questa idea è stata seguita dal Politecnico con la palazzina ex quotidiano La Provincia di Via Anzani e dall’Insubria con la stamperia di Via Carso acquistata per realizzare i laboratori di chimica (progetto mai decollato).
L’altro grande investimento degli enti locali è stato sul Chiostro di S. Abbondio, consegnato nel 2008 alle attività accademiche dopo 10 anni di restauri.

Nel frattempo altri insediamenti universitari hanno avuto modo di nascere, crescere e consolidarsi attorno a Como, mentre nella città lariana rimanevano al palo. A Varese l’Insubria ha deciso da tempo di creare il proprio Campus nell’area di Bizzozzero, dove sono state realizzate alcune palazzine, già funzionanti; a Lecco il Politecnico ha in corso da tempo lavori presso l’ex ospedale (via Ghislanzoni) che entro il 2012 diventerà la nuova sede dell’insediamento; l’Università della Svizzera Italiana, nata nel 1996, ha già realizzato un ottimo campus a Lugano in piena città, nell’area dell’ex ospedale (via Buffi).

Seguendo una tradizione consolidata, nel 2006 UniverComo ha pubblicato un corposo rapporto in cui illustra ragioni e scopi del Campus al S. Martino, grazie al lavoro di alcuni esperti e a confronti internazionali con altri atenei europei.

Dopo più di 20 anni di storia a Como possiamo quindi provare a pensare a quest’ipotesi in maniera più compiuta. In Europa le città universitarie di solito non sviluppano “il Campus” all’americana, ovvero una nuova cittadella universitaria in cui sia possibile vivere senza dover uscire. Dato il territorio più complesso e gli spazi più ridotti realizzano invece diversi insediamenti significativi (cosiddetti “cluster”) in cui sono riunite una serie di funzioni e servizi per studenti, professori, ricercatori.
Tipicamente ci sono i “Campus” dove si vive di giorno e i “villaggi studenteschi” dove si sta di notte. Nei primi luoghi si tende a riunire una serie di funzioni per fare in modo di poter restare tutto il giorno (aule per lezioni, aule studio, laboratori, biblioteche, mense, libreria, supermarket, banca, ufficio postale, palestra, agenzia viaggi, etc.), mentre nei secondi si raggruppano i servizi per la vita domestica (appartamenti, supermarket, lavanderie, asili, etc.)

Se prendiamo ad esempio Trondheim, città di 170mila abitanti, sede della seconda Università norvegese, l’NTNU, lo schema è applicato in questo modo:

  • (C1) Campus principale “scientifico” di Gløshaugen
  • (C2) Campus secondario “umanistico” di Dragvoll
  • (S1) Villaggio studentesco principale di Moholt
  • (S2) Villaggio studentesco secondario di Steinan

Chiaramente esistono poi una serie di altre sedi universitarie in città, ma questo è giustificato dalla presenza di un ateneo grande, con più di 20.000 studenti (come metà Politecnico di Milano)

Gli insediamenti universitari principali a Trondheim

Gli insediamenti universitari principali a Trondheim

Se adottiamo questa ottica allora a Como (85mila abitanti) è possibile applicare lo schema in maniera quasi automatica.

  • (C1) Il campus principale (possiamo chiamarlo “scientifico”), può essere collocato al S. Martino e avrà come appendici gli insediamenti esistenti di via Castelnuovo-via Valleggio oltre alla palazzina di via Anzani.
  • (C2) Il campus secondario (chiamiamolo “umanistico”), può essere collocato al Chiostro di S. Abbondio, soprattutto ora che si sta ristrutturando la “manica lunga”, con un’appendice in via Cavallotti-via Oriani (di cui si potrebbe anche ipotizzare un “riassorbimento progressivo” allorquando nuovi spazi verranno disponibili nelle vicinanze di S. Abbondio).
  • (S1) Un primo villaggio studentesco è in via di realizzazione da parte del Politecnico presso l’edificio della “Presentazione” in via Briantea.
  • (S2) Un secondo villaggio studentesco potrebbe nascere da un progetto dell’Insubria nell’ex Orfanotrofio di via Tommaso Grossi.
Gli insediamenti universitari principali ipotizzati per Como

Gli insediamenti universitari principali ipotizzati per Como

Una soluzione di questo tipo avrebbe numerosi vantaggi per la città:

  • permetterebbe di “trasferire e unificare le varie strutture universitarie presenti sul territorio comunale caratterizzate attualmente da una dispersione accidentale”* in due soli “campus”, consentendo anche un insediamento di servizi che per esistere hanno bisogno di una certa “massa critica” (mense, negozi, etc.)
  • creerebbe spazi dove si possano “integrare le comunità di più corsi di laurea, in modo da favorire il passaggio di conoscenze e lo svolgimento di attività culturali, ricreative, espressive, dedicate sia agli studenti che alla cittadinanza.”* e farebbe nascere “luoghi dove accogliere altre istituzioni culturali e scientifiche, a beneficio del territorio e l’inserimento in un contesto che li possa far diventare officina di elaborazione culturale.”*
  • permetterebbe la “salvaguardia dell’impianto tipologico originario dell’ex opedale e valorizzazione del parco dell’ex OPP come parco cittadino”*, caratterizzato come “quartiere urbano strettamente integrato al resto della città”.*
Il campus principale di Trondheim ripreso da HippoCampus n° 16 del 2001

Il campus principale di Trondheim ripreso da HippoCampus n° 16 del 2001

In conclusione è possibile immaginare l’insediamento delle attività accademiche a Como in più “raggruppamenti” o campus, senza alterare le scelte fondamentali effettuate ma ottimizzandole in funzione di un disegno strategico.

Non è necessario immaginare un unico Campus all’americana in cui siano presenti tutti i servizi, comprese le residenze: la città di Como, soprattutto nella convalle offre numerosi spazi vuoti, non distanti dai Campus principali in cui è possibile immaginare dei “villaggi studenteschi”: a partire dalla Presentazione e dall’ex Orfanotrofio, fino alla Caserma De Cristoforis, al Centro Cardinal Ferrari, all’area ex distretto, o addirittura ai padiglioni dell’ex OPP.
Non è necessario quindi costruire alcunché, né all’interno dell’area del S. Martino, né altrove: i padiglioni esistenti hanno spazio più che sufficiente all’insediamento di tutte le attività presenti e future che le università comasche possano immaginare, comprese anche le attività che l’ASL deciderà di lasciare.

Il campus al S. Martino, immaginato in HippoCampus n° 17 del 2001

Il campus al S. Martino, immaginato in HippoCampus n° 17 del 2001

La domanda da farsi invece è un’altra: non saremo arrivati troppo tardi? In un contesto in cui tutte le città intorno a Como hanno già fatto le proprie scelte da anni, in cui i “diciottenni” sono in calo, in cui le divergenze tra Como e Varese hanno comportato il mancato sviluppo della parte comasca dell’Insubria, la domanda sorge spontanea. Siamo insomma all’ultima chiamata in questo senso: gli enti locali devono sviluppare velocemente un progetto strategico per l’insediamento universitario a Como, devono condividerlo con gli Atenei presenti e con la Regione (Asl e Azienda ospedaliera), altrimenti si rischia di perdere il treno per sempre.

* Citazioni dal rapporto UniverComo 12/06

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One Response to “Un Campus a Como? No, due.”

Interessante, io ho conosciuto un ragazzo della UNIL di Losanna che è stato a Trondheim per un po’. Se lo rivedo gli domandero’ qualcosa 😉

Mirko Baruffini
luglio 20th, 2011