7 luglio 2011

L’opinione sembra unanime: il PD ha fatto una pessima figura ad astenersi il 5 luglio sul disegno di legge costituzionale proposto dall’IDV per l’abolizione del termine “Provincia” dalla Costituzione.
Le Province godono di pessima stampa, forse perché sono l’ente meno presente al cittadino che è abituato a rivolgesi al comune e ha in mente il “governatore” della regione, personaggio che con l’elezione diretta ha cominciato a diventare una specie di piccolo despota del territorio che governa.
I cittadini però hanno confuso due piani: la necessità sacrosanta di “fare qualcosa” sul fronte della riduzione dei costi della politica è stata associata ad una modifica dell’architettura costituzionale dello stato.

Sul primo punto niente da ridire: in questo momento di vacche magre bisogna dare un segnale di riduzione. Chi si è arrabbiato per questo motivo ha fatto bene. La cancellazione del termine “Provincia” dalla Costituzione (C.1990) però non è una risposta al problema, anche se sembra semplice ed accattivante. Una volta eliminato il termine si sarebbe scatenato il panico in 110 enti dell’ordinamento statale che sarebbero diventati improvvisamente illegali. Poi si sarebbe accesa la corsa tra Regioni e Comuni ad accaparrarsi i “pezzi” pregiati delle Province in termini di competenze, sedi, posti di rilievo. Oppure si sarebbero dovuti creare altri enti per fare ciò che oggi fa la Provincia, con la differenza che quest’ultima è un organo elettivo e quindi controllabile dai cittadini, mentre altri enti sarebbero solo rifugi per ex-politici. Come lo sono tutta una serie di enti intermedi (esistenti ma da abolire), cito per esempio: ATO rifiuti, ATO per l’acqua, Comunità montane, Autorità di Bacino, Magistrati per i fiumi, Consorzi di bonifica, Bacini imbriferi montani, ASL, Aziende ospedaliere.

Italia: Regioni e Province

Italia: Regioni e Province

Le Province poi nella mia esperienza servono e molto, soprattutto nella gestione del territorio. Alcuni esempi per capirci meglio: l’amministrazione provinciale ha fatto in modo che il PGT del comune della mia famiglia non diventasse un festival per palazzinari selvaggi; sempre la Provincia sta aiutando alcuni paesini montani affacciati su un lago, assaliti da imprese che vogliono costruire micro-turbine sui loro fiumi per speculare sui certificati verdi: da soli soccomberebbero perché sono troppo deboli. E ancora: dopo l’avvio dei lavori di un’autostrada di cui si parla da 20 anni una delle amministrazioni provinciali interessate si oppone alla costruzione di una nuova insensata autostrada dal percorso identico, solo qualche chilometro più a nord, ma promossa dalla Regione. Insomma, la Provincia è utilissima come ente intermedio che sia in grado di mediare tra il neocentralismo regionale e la debolezza dei piccoli comuni. In fin dei conti gli enti di secondo livello esistono in tutto il resto d’Europa e pure negli Stati Uniti.

Siamo sicuri quindi che il problema siano 110 province in un paese che ha 8.092 comuni (compreso Pedesina con 34 abitanti)?
Il PD avrebbe una maniera formidabile per rimediare alla caduta d’immagine e ribaltare la situazione: proponga in parlamento (e sbandieri ai quattro venti) una legge semplicissima che dice che devono essere accorpate le Province con meno di XXXmila abitanti e comuni con meno di XXmila abitanti. Immaginando di prendere alcuni numeri storici possiamo pensare di tornare senza problemi ai 7.311 comuni che esistevano nel 1931 (circa 800 in meno) e alle 76 province che c’erano nel 1921 (circa 30 in meno): in fondo nessuno si lamentava all’epoca.

Una proposta senz’altro più seria del DDL demagogico dell’IDV presentato solo per calcolo d’immagine. Qui sta tutta la differenza tra una cosa fatta bene e un trucchetto come quelli a cui ci ha abituati questo governo. Unita al DDL già presentato dal PD in parlamento (C.4439) per l’istituzione delle Città Metropolitane (con soppressione di relativi Comune e Provincia) e alla proposta dell’abolizione di tutti gi ATO presente nel programma del 2008, sarebbe un pacchetto interessante che farebbe vedere la buona volontà del PD di andare in questa direzione. Evitando di confondere i costi della politica con i costi della democrazia, si può quindi trovare una soluzione anche migliore di quella abortita, perché l’architettura costituzionale non è qualcosa da trattare con l’accetta.

Qualcuno poi ha iniziato a porsi il problema il termini diversi: e se l’ente da tagliare fosse la Regione? In fondo le Province esistono dal 1859 (decreto Rattazzi), mentre le Regioni solo dal 1970 (applicazione della Costituzione). E pensare che qualcuno aveva considerato proprio la Provincia come ente fondamentale per costruire il federalismo all’italiana. Che avesse ragione lui?

Aggiornamento del 23 luglio. Valerio Onida, ex Presidente della Corte Costituzionale, mette nero su bianco sul Corriere della Sera dei pensieri non troppo dissimili dai nostri.

Aggiornamento del 26 luglio. Anche Luigi Olivieri su lavoce.info la pensa come noi e spiega che abolendo le province si risparmia poco e che queste dovrebbero al contrario ottenere “funzioni oggi sparpagliate tra autorità d’ambito, di bacino e mille altre”.

Aggiornamento del 9 settembre. Le ultime notizie riguardano il DDL costituzionale presentato dal governo che prevede l’abolizione delle Province dalla Costituzione lasciando però la possibilità alle regioni di costruire “enti sottordinati”, ovvero di II livello, non più elettivi per svolgere le stesse funzioni. L’idea sembra pure peggiore: sostituire enti di tipo elettivo, che quindi possono essere per lo meno controllati con il voto dei cittadini, con enti di nominati non funziona. Il risparmio diventa inesistente e c’è il rischio di ritrovarci con 500 province al posto di 100, con evidenti problemi di “gerrymandering”, ovvero di ridefinizione dei confini delle circoscrizioni per favorire il politico di turno, come ci spiega Francesco Clementi sul Sole 24 ore.

Aggiornamento del 10 settembre. Emanuela Marchiafava, assessore della Provincia di Pavia, ci spiega su iMille che l’abolizione delle province porterebbe un risparmio irrisorio per il bilancio dello stato, a fronte di notevoli problemi nel caso di una loro “rinascita” come enti di II livello (dipendenti dalle regioni per esempio).

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5 Responses to “Dell’utilità delle Province e dei costi della politica”

[…] PICO pubblica un ottimo articolo sulle buone ragioni per non abolire le Province. […]

luglio 9th, 2011

Se pensiamo che non sono ancora state abolite nemmeno le comunità montane (di cui credo nessuno sentirebbe la mancanza), ci rendiamo conto di quanto sia demagogice e aleatoria la proposta di eliminare le province! Accorpare i piccoli Comuni sarebbe già un buon risultato, insieme alla eliminazione delle Comunità montane e di qualche altro ente di cui non si sa bene la funzione! Poi si dovrebbe stabilire di ridurre il numero di assessori e conisiglieri a tutti i livelli e tagliare le relative indennità.
L’obiettivo dovrebbe essere quello di avere meno politici, meno pagati e possibilmente più onesti e più competenti!

Chiara
luglio 18th, 2011

complimenti per l’ottimo articolo. ho la convinzione che l’abolizione delle province sia un diversivo per non colpire i veri sprechi e i veri privilegi. C’è un assurdo disprezzo per gli amministratori provinciali, sempre definiti come “trombati” in cerca di un posto, quando la realtà è che non sono potenti come i professionisti della politica, dato che per lo più è gente che lavora e in più fa l’amministratore. Gli amministratori provinciali e comunali hanno subito due volte una riduzione del 10% di indennità e gettoni di presenza, hanno visto ridurre i gettoni di presenza ed eliminare il comulo (ad es. un consigliere comunale e provinciale non può sommare i gettoni ma deve scegliere). In più adesso viene tagliato il loro numero del 20%. Nè i parlamentari nè i consiglieri regionali hanno subito simili riduzioni. Il problema oggi sarebbe fare un bilancio onesto dei guasti del regionalismo italiano, e di quanto ci costa.

Luca
agosto 4th, 2011

Concordo nella proposta di tornare alla organizzazione dello stato ANTE 1970 (cioè 76 province, 7500 comuni. NESSUNA REGIONE (ma sopratutto nessuno deo 10.000 enti creati dalle regioni).
Un solo commento relativo ai cosidetti piccoli comuni (pochossimi abitanti) Riucordiamoci che in Francio ci sono 36.000 comuni e che il ruolo principale è la salvaguardia del terrtorio.
Anche itrasferimenti sono fatti per il 50% in base agli abitanti ed il 50% in base ai KM quadrati.
Il costo delle regiogi ed annessi sono di oltre 50 Miliardi di EURO ANNO.
Nei 30 anni sono quasi tutto il DEBITO PUBBLICO.

antonio
settembre 11th, 2011

Avete visto il grafico del debito pubblico dal 1970 al 1992)?
Mi pare evidente che la crescita è di pari passo con le deleghe alle regioni.
50 miliardi di euro anno di spese non solo inutili ma sopratutto dannose perchè hanno intilmente moltiplicato per 20 tutti i costi organizzativi creando una enorme confusione per gli operatori sia privati chje società.
ABOLIAMO LE REGIONI e salviamo l’Italia.

antonio
settembre 11th, 2011