2 luglio 2011

La Fondazione Cà d’Industria ormai da troppo tempo è oggetto di cronaca per le note vicende, che è superfluo ribadire e di cui la stampa locale comunque ne da ampio risalto. A fronte di queste dinamiche si ritiene più che mai opportuno porsi qualche domanda.

Prima però non si può non ricordare che fino all’inizio dell’anno 2006, l’Istituto Geriatrico era considerato quale punto di riferimento ed esempio da imitare sia sotto l’aspetto gestionale, ma soprattutto assistenziale e questo grazie alla capacità dei dipendenti e degli amministratori che con la loro dedizione e professionalità hanno consentito alla Fondazione di crescere e diventare una delle più grandi e prestigiose aziende assistenziali del territorio con le 4 R.S.A. (Residenze Sanitarie Assistenziali) e le 2 Case Albergo in grado di accogliere circa 450 ospiti, assistiti da oltre 250 dipendenti.

Il radicamento e credibilità della Fondazione Cà d’Industria nel territorio, era riconosciuto dai cittadini comaschi: riprova ne sono stati i numerosi e consistenti lasciti e donazioni. Tutti segni evidenti di affetto.
L’accortezza nella gestione delle risorse (non solo di quelle economiche) permettevano investimenti costanti e mirati.

Per mera ricordanza è significativo evidenziare che la Fondazione Cà d’Industria aveva sempre messo (l’utilizzo del passato è d’obbligo in questo momento) quale vera ed unica sua missione l’assistenza ed il benessere dell’anziano, facendo suo il motto “più vita alla vita”. A tale scopo erano state inserite innumerevoli attività di supporto agli Ospiti quali: la pet therapy, la terapia della fiaba, la musicoterapia, l’animazione, l’oculista, il dentista, le gite esterne, la battellata, il parrucchiere, il medico di guardia (uno per ogni struttura), le feste di compleanno, corsi di formazione accreditati ECM, etc.: tutte attività rigorosamente gratuite, o meglio, già comprese nella retta.

Si può banalizzare utilizzando un termine prevalentemente sportivo, dicendo che nel suo genere era una “fuoriclasse”.
Di queste attività oggi è bene sapere che è rimasto ben poco, però la nuova amministrazione, per ironia della sorte, ha adottato il cosiddetto sistema qualità (certificazione).

Manifestazione dei dipendenti di Cà d'Industria

Manifestazione dei dipendenti di Cà d'Industria

Con un po’ di ingenuità, come diceva un noto personaggio televisivo, “la domanda sorge spontanea”, in questo caso le domande: se il servizio era ottimo, i bilanci positivi, il personale professionalmente valido, l’assistenza ottima, come mai oggi non è più così? Perché è stato stravolto un assetto organizzativo (che senz’altro era perfettibile) che aveva prodotto e produceva qualità ed economicità? Perché il Consiglio di Amministrazione insediatosi nel 2006 ha fatto una falcidia dei “vecchi” dirigenti, che insieme al precedente Consiglio di Amministrazione, avevano contribuito in poco più di 10 anni a fare crescere la Fondazione? E con chi o da chi sono stati sostituiti? Perché non viene spiegato ai cittadini (principali ed unici azionisti della Fondazione) i motivi delle continue difficoltà economiche? E perché ai primi segnali e campanelli d’allarme chi aveva il dovere di verificare ha preferito fare lo “struzzo”? Possibile che a nessuna di quelle persone o Enti che avrebbero dovuto effettuare i famosi controlli è mai sorto un dubbio, magari a seguito di una approfondita analisi, o meglio perchè non l’hanno mai eseguita? Ma soprattutto perché non sono stati chiesti i motivi del mancato risparmio a seguito di una esternalizzazione scandalosa, di una falcidia di dirigenti, dell’adozione di un contratto per alcuni lavoratori più penalizzante creando di fatto lavoratori di serie B e di altre manovre simili, tutte azioni millantate come necessarie per il risanamento e quindi portatrici di risparmio?

Molto più semplicemente perché? Perché? Perché? Già… perché?
Le domande da porre sarebbero tantissime e quelle che non hanno ottenuto risposta altrettante in quanto più si analizza la situazione più sorgono dubbi e aumenta lo stupore e la costernazione: la Magistratura probabilmente ad alcune di queste domande darà risposta, ma la risposta politica la dovranno dare altri, delegati a rappresentare e garantire il bene comune che per definizione è di tutti ma soprattutto non di pochi.

Bisogna dare merito ad alcuni lavoratori e alcune forze politiche, che hanno voluto vederci chiaro, altrimenti con molta probabilità lo storico e glorioso Istituto sarebbe andato inesorabilmente verso il tramonto.

E’ lapalissiano che prossimamente la Fondazione vivrà un periodo molto difficile, superabile se affrontato con le necessarie professionalità, che naturalmente non devono seguire la logica spartitoria o partitocratica, ma solo quella delle capacità e professionalità reali.

Volendo esprimere comunque un pensiero positivo, si può citare il famoso detto che “non tutti i mali vengono per nuocere”. Il riferimento è al lavoro svolto e alle azioni intraprese dalle forze politiche di opposizione che sono riuscite a ristabilire un principio fondamentale facendo adottare dal Consiglio Comunale, all’unanimità, la delibera di indirizzo presentata da Paco, che sostanzialmente riafferma in modo inequivocabile la centralità dell’Organismo Comunale sulla Fondazione, contrariamente a quanto sostenuto inizialmente dal Sindaco (che tra l’altro ha espresso voto favorevole alla delibera) e dal Consiglio di Amministrazione della Cà d’Industria.
Pure la costituzione di una Commissione Speciale Consiliare sulla Fondazione Cà d’Industria, voluta anch’essa dalle opposizioni, ha dato i suoi frutti, avendo permesso, oltre che di far luce su alcune dinamiche, di presentare successivamente una delibera, approvata dal Consiglio Comunale – voti favorevoli n. 31, contrari n. 1 (Rapinese), astenuto n. 1 (Bruni) – che impegnerà i designati e nominati dal Comune di Como nella Fondazione Cà d’Industria, a ricercare e mantere un costante rapporto di informazione e di massima collaborazione con gli organi di governo del Comune di Como.

Infine si ricorda che la cronaca allo stato evidenzia che le perplessità espresse con l’esposto presentato in Procura dalle opposizioni, sulla gestione dell’appalto cucine da parte del C.d.A. della Fondazione, si stanno mostrando concrete: in realtà sta emergendo un modus operandi al quanto discutibile e starà comunque alla Magistratura, al termine del proprio lavoro, dirci come sono andate realmente le cose.

Bisogna proprio dare atto che le forze politiche di opposizione sulla vicenda ci hanno visto lungo e di aver affrontato concretamente il problema. Come in tutte le storie anche in questa vi è una morale che ci insegna che se si lascia andare una barca senza determinarne prima la rotta non vi può essere che la deriva.

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