26 giugno 2011

Una giornata finalmente estiva ha accolto la festa “Le primavere di Paco” a Cascina Massèe il 25 giugno.

Nello spazio dedicato alla discussione si è respirato quel clima di apertura al mondo che manca quasi sempre nel dibattito politico locale, stretto fra le angustie delle irrisolte questioni locali e insopportabili personalismi. Abbiamo ascoltato l’esperienza di uno studente italiano che ha vissuto dall’interno il grande movimento di protesta degli “indignados”, che con la determinazione di chi non ha nulla da perdere pretendono di non essere derubati del futuro; è poi toccato ad un italo-libanese che risiede qui da molti anni riportare con passione e speranza le aspirazioni delle popolazioni, che nei paesi arabi stanno scuotendo regimi corrotti e autoritari, rimasti in piedi così a lungo anche grazie a qualche complicità europea.

Avevamo rivolto ai direttori degli organi di stampa locali l’invito a intervenire, per discutere dell’informazione a Como e chiedere conto dello scarso equilibrio con cui sono riportate le proposte e le opinioni dei soggetti che agiscono nella scena politica comasca; purtroppo i direttori del Corriere di Como e de La Provincia non hanno potuto o voluto intervenire e ci siamo confrontati con il solo Mauro Migliavada, direttore dell’Ordine, che di recente ha dato spazio a diversi punti di vista e che perciò era in questo momento l’interlocutore nei confronti del quale avevamo meno rilievi da sollevare.

Balli arabi e musica in dialetto alle Primavere di Paco

Balli arabi e musica in dialetto alle Primavere di Paco

Di grande interesse è stata quindi la testimonianza delle donne arabe che vivono in Italia da tempo: si è discusso di quanto c’è di democratico in Italia e di quanto ancora manca alla piena realizzazione della democrazia così come prospettata dalla Costituzione, si è toccato il rapporto fra libertà di parola e partecipazione democratica, si è affrontato il tema del rapporto fra tradizione religiosa e legge civile e del significato dell’uso del velo per le donne musulmane.

In una città in cui le voci più forti trattano i cittadini e le cittadine provenienti da altre culture come soggetti estranei da sfruttare, discriminare e isolare, abbiamo vissuto per qualche ora l’esperienza di essere in un luogo completamente e piacevolmente incluso nella realtà della globalizzazione positiva, quella della conoscenza reciproca e dello scambio di esperienze, con la sensazione di essere in un luogo simile alle grandi e piccole città dell’Europa civile.

Dopo tanto parlare, è stato il momento di mangiare, bere, chiacchierare, ascoltare musica e ballare. La conoscenza reciproca è passata attraverso il cuscus e il tè alla menta, il vino e le salamelle, le chiacchiere e le risate, le canzoni italiane e dialettali del bravissimo gruppo “A l’umbria” oltre alle danze magrebine. Per noi un piccolo ma significativo passo verso una Como migliore.

Guarda tutte le foto sul set di Flickr di Paco.

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