8 giugno 2011

Riceviamo da Mostapha Hammoud in occasione della nostra festa e volentieri pubblichiamo.

Rivoluzioni in corso

Rivoluzioni in corso

La primavera araba, come viene chiamata, è cominciata? Lo spero con tutto me stesso.
Questo mio augurio, che viene sinceramente dal cuore di un semplice italiano di origine araba, è rivolto sia a me che a voi. Di giorno vivo da operaio italiano e di sera sogno un futuro migliore per i miei fratelli arabi che vivono tuttora nell’autunno triste, povero e freddo della politica araba.
Onestamente in tutti questi anni da immigrato arabo non ho mai potuto dare o trovare una definizione per descrivere lo stato d’animo dell’uomo arabo dei giorni nostri.

Certamente non bastano due pagine per capire quello che succede nel mondo arabo, ma sono sicuro che basterebbe poco per avvicinare due popoli che condividono lo stesso mare e che sono vicini ad avere gli stessi problemi.
Vi chiedo gentilmente di aiutarmi a trovare risposte alle mie domande che possono essere le domande di un qualsiasi arabo da est a ovest o da nord a sud in questo mondo bagnato da un meraviglioso mare.

Come si sente un popolo con un tasso di analfabetismo alto che, invece, nel passato possedeva una ricchezza culturale considerata fra le migliori nella storia? Si sente umiliato? Direi poco.
Come si sente una madre quando vede il piatto quotidiano dei funzionari dello stato a base di pesce, quando suo figlio o suo marito sono finiti nel mare come cibo per i pesci tentando un viaggio di fortuna? Si sente lapidata? Direi poco.
Come si sente un popolo povero che sa che la sua terra possiede una ricchezza economica molto importante ma lui non ha il minimo per vivere con dignità? Si sente derubato? Direi poco.
Come si sente chi ha scritto milioni di poesie per la libertà, per la donna, per il cavallo e adesso scrivendo due righe di critica su un semplice funzionario di stato rischia la vita? Si sente soffocato? Direi poco.
Come si sente chi per passare da uno stato arabo ad un altro per rendere visita a un cugino impiega due giorni , chi per un pellegrinaggio deve avere obbligatoriamente una certa età, o chi non può nemmeno entrare in uno stato che era arabo fino a pochi anni fa e che adesso, non per sua scelta, non lo è più? Come si sente? Discriminato? Direi poco.

Ora si potrebbe credere che una società piena di giovani (il 60% del popolo arabo ha un’età media tra i 15 e i 40 anni) che mastica tutte queste emozioni può rendere fertile un terreno per dei cambiamenti non radicali bensì integralisti. Ma è successo veramente questo? Qualcuno nel nostro mondo globalizzato sperava, o meglio dire, spingeva in quella direzione pensando ancora di vivere nei secoli bui della storia umana dove per puro egoismo il colonizzatore rubava all’altro libertà,terra, amore, fingendo addirittura di fargli un favore.
Come giudicate voi un popolo con tutti i suoi dolori ma che alla primissima occasione di accedere alla tecnologia dell’informazione (internet, Al-Jazeera, twitter, face book, ecc.) ha potuto stravolgere il mondo, gridando “il popolo vuole cambiare il regime, si il popolo vuole cambiare il regime”?
Non vuole uccidere, malgrado il sangue versato, non vuole distruggere, malgrado tutto ciò che ha fatto il regime sino a ieri tra umiliazione, oppressione, schiacciamento del suo popolo.
Questo popolo non vuole nemmeno vendicarsi o giustiziare un regime selvaggio, corrotto, assassino, crudele, vuole soltanto una cosa sola: la libertà, la libertà di pensare, criticare, sognare, lavorare, imparare e provare.

Lo tsunami arabo (da Limes)

Lo tsunami arabo (da Limes)

Non è meraviglioso secondo voi che per la prima volta i manifestanti accanto alla bandiera della rivolta abbiano alzato la bandiera di Al Jazeera, la rete araba più vista nei giorni nostri? “Al Jazeera” vuole dire isola (non “L’ isola dei famosi”) dove lavorano tantissimi esperti uniti come fratelli (senza che ci sia un “Grande fratello”).
Non è stupendo quando un popolo ribelle sfrutta la rete di internet per il bene comune , rendendo noto che il lavoro dei servizi segreti è come una ragnatela che cattura solo insetti inutili o polvere?
Non è una cosa stimabile per quei giovani che una donna di grande calibro politico mondiale abbia detto: “Questa è la prima rivoluzione nella storia dove i rivoltanti puliscono le strade durante e dopo la rivolta”? E’ quindi considerata da parecchi, la prima vera rivolta civile.
Non è magico come in prima fila fosse presente la donna araba, a gridare ancora “Il popolo vuole cambiare il regime!”?

Secondo la mia modesta opinione tutto ciò è sicuramente il primo passo che porta ad una democrazia araba: forse sarà una democrazia diversa e strana ma sono sicuro che sarà una democrazia semplicemente meravigliosa, perché deriva da un popolo che nell’antichità fece una guerra interna durata ben 40 anni dovuta solo ad una semplice rivalità fra 2 cavalli di due grandi tribù arabe; da un popolo che dopo 110 anni è arrivato fino ai confini cinesi e ha potuto tradurre una quantità di libri mai tradotta fino ai nostri giorni da qualsiasi altra civiltà; da un popolo che canta ora un versetto di una poesia di un grande poeta arabo egiziano che, tradotta in Italiano risulta: “Durano le nazioni finché dura la morale e quando la morale se ne va, cadono popoli e nazioni”.
Da un popolo cosi forse possiamo ricevere cose meravigliose.

Per finire, la primavera araba non solo è arrivata ma esiste da sempre.
Forse era sotto l’effetto di una magia malvagia, forse si era smarrita dopo un torto storico che dura da secoli, forse il popolo arabo era ipnotizzato guardando le linee di confine fra stati arabi fatte con il righello; forse era triste, o meglio ancora deluso, quando i potenti della terra hanno festeggiato la caduta dei confini fra paesi di lingue diverse, culture diverse, storie diverse, oserei dire anche democrazie diverse. Gli stessi hanno festeggiato lo scambio di ambasciatori fra gli ultimi due paesi arabi (Libano e Siria) come un evento storico: che tristezza: unica la lingua ,unica la storia, unica la cultura, ma sono ben 23 i paesi separati da confini fatti con il righello, che tristezza! Ma quando cadrà questo muro di terrore di un mondo arabo unito e democratico anche se a modo suo?

Il mio è un augurio per la vostra festa e una richiesta fatta con il cuore: non abbiate paura di un mondo arabo unito, libero e democratico. E se non possiamo aiutarlo lasciamolo almeno al suo destino senza importare le nostre esperienze o meglio, senza forzarlo ad accettare il nostro stile di vita politica. E’ quello che spero come europeo di origine araba per questo popolo sofferente, deluso, oppresso che continua nonostante tutto a cantare a squarciagola “se il popolo vuole la vita il destino non può fare altro che obbedire, l’alba fa sparire le notti buie e la libertà spezza le catene”.

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