2 giugno 2011

Un luogo di pregio paesaggistico come il lungolago di Como non può permettersi di fare allegorie e sarcasmo sul paesaggio con un allestimento di ricostruzione in plastica. Esempi di paesaggi finti e sintetici, che sfociano in riproduzioni pessime e di cattivo gusto ne abbiamo dovunque, a testimonianza che non si può derogare dalla qualità di progettazione e sistemazione del paesaggio. La totalità delle opere in sintetico, fatte anche dagli americani maestri delle simulazioni artificiali, realizzate per ricreare riproduzioni di qualità del nostro paesaggio incorrono costantemente in grossolane simulazioni “trash”.

Benché si possa concordare sull’impostazione di una sistemazione provvisoria che comprende l’uso parziale del sintetico per le aree gioco o i rettangoli sportivi, la “location” ed il valore d paesaggistico del lungolago di Como merita una migliore sistemazione, meno fittizia e di surreale artificiosità. Ciò che è pensato in sintetico si può realizzare con materiali naturali e di migliore effetto paesaggistico.

Il progetto del lungolago di plastica

Il progetto del lungolago di plastica

Le componenti sintetiche nel progetto, infatti, per diretta ammissione e spiegazione dei progettisti non sono finalizzate alla sistemazione del lungolago, ma ad enfatizzare l’idea architettonica dell’artificiale, dell’irreale e del provvisorio. Di esempi di “provvisorietà”, “artificialità” e “irrealtà” ne abbiamo sperimentato a sufficienza in questi anni in città. E’ tempo di ritornare alla città vera a proposte concrete, semplici ma di qualità realizzativa. Non è opportuno sacrificare la qualità del paesaggio comasco ad una idea architettonica del tutto fuori luogo e che esaspera il fittizio, quando con gli stessi tempi di realizzazione, gli stessi costi (e forse anche meno) si può realizzare un paesaggio provvisorio, ma VERO e di migliore qualità visiva e di qualità delle componenti tecniche.

Coerentemente con i requisiti del bando del Comune di Como è possibile, e fondamentale, rivedere il progetto ed integrare le parti in sintetico destinate alle aree ludiche con elementi naturali per le pavimentazioni ciclopedonali e di verde di arredo vegetale. Tali integrazioni migliorano la proposta progettuale e sono coerenti con i requisiti del bando di agevole e rapida istallazione e rimozione.
Peraltro in termini di marketing, la promozione aziendale abbinata ad un progetto con una evidente interpretazione negativa da parte dell’intera collettività, non è appagante per lo sponsor, quanto un progetto con prerogative positive e qualche metro quadrato di plastica in meno.

L’avversità a progetti di qualità che sappiano integrare il verde con gli elementi architettonici ed il lago è palese nella mancanza di gestione e guida del verde della cintura dei giardini di fascia della costa lacuale della città, che va da Villa Geno a Villa Olmo. Un’area che si presenta come un tratto unico ed omogeneo di parco di sponda di lago non ha il risalto e la cura dovuta. Ogni intervento di sistemazione di quest’area di grande pregio, sia come paesaggio sia come zona di fruizione dei cittadini e dei turisti in generale, è sempre sfociata in soluzioni misere e di insuccesso. La situazione attuale del lungolago nelle sue componenti di parco e di arredo urbano, al di la della questione paratie, presenta il grado di distacco di interesse dalla città concreta e dalla qualità di gestione. Probabilmente siamo più giustificati dai turisti se manteniamo la configurazione complessiva di “cantiere con lavori in corso“ , che di gestione ordinaria.
E’ paradossale, peraltro, il fatto che il progetto vincitore del concorso di idee per la sistemazione del lungolago di Como sia stato bocciato dalla Soprintendenza dei beni Paesaggistici della Lombardia per palese interferenza ed occultamento del lago nella proposta delle sue componenti strutturali.

Un ulteriore caso di attività a basso monitoraggio del progetto, dove l’importante e mostrare che si intende intervenire e lavorare, ma sulle modalità e qualità del lavoro non ci si pensa o non si vuole intervenire, lasciando mano libera, salvo accorgersi che le cose non si possono fare, o si debbano fare in altro modo.

Il lungolago di Como è insomma un luogo strategico per la città e proprio per questo dovrebbe essere progettato con estrema cura dal Comune, ovvero da chi è stato eletto dai cittadini per avere cura degli spazi della comunità cittadina. Al contrario si è scelto di lasciare il disegno di questo luogo (per un intervento provvisorio che in Italia rischia sempre di diventare definitivo) alla sola iniziativa di un privato: non è accettabile altra approssimazione su questo spazio già così maltrattato da altre scelte sciagurate.

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