1 giugno 2011

La politica berluscona fa della realizzazione di “grandi opere” uno degli indicatori della bontà ed efficacia della sua azione politica. Le “grandi opere” sono infrastrutture considerate fondamentali per il progresso o miglioramento dell’economia nazionale o locale. Non so perché, però circa tutte le grandi opere che ora stanno vedendo luce sono progetti di almeno 30 anni fa. Forse perché Silvio e i suoi subordinati credono che l’elettore consideri un vero figo della politica chi riesce portare a termine opere che nessuno mai, prima di lui, c’è riuscito.

Il sistema autostradale in previsione

Il sistema autostradale in previsione

A livello nazionale l’essenziale ponte sullo Stretto di Messina, a livello cittadino le utilissime e poco costose paratie e a livello regionale la Pedemontana (con annesse tangenziali di Como e Varese). Questa autostrada, concepita per la prima volta 40 anni fa, prevede un sistema di strade a “piede di monte” (appunto) che permettono di collegare in modo veloce le città a nord di Milano senza dover passare per Milano. Come idea non è sbagliata. Attualmente, se uno deve spostarsi, ad esempio, da Varese a Bergamo, o si fa la Briantea, un tripudio di semafori ed incroci che passa attraverso tutti i paesini tra le due città, oppure prende l’autostrada e finisce nel traffico dei raccordi milanesi. Con la Pedemontana invece, si saltano i paesini e si salta Milano. E diventerebbe tutto più veloce.

Il problema sta proprio nell’età del progetto e dei cambiamenti che ha subito nel tempo. Sì, perché il tracciato di oggi è frutto di un compromesso tra una direttrice “alta” che voleva collegare velocemente Varese, Como, Lecco e Bergamo, e una bassa, chiamata “gronda” che era concepita come una “tangenziale esterna” a nord di Milano, nella zona di Monza. Con l’arrivo d Malpensa 2000 (che si colloca più o meno a metà strada) i due progetti sono stati fusi e si è arrivati all’attuale tracciato che appunto taglia la Lombardia orizzontalmente da Malpensa a Bergamo.

Se 40 anni fa la pedemontana concepita come autostrada ci poteva stare, nel 2011 proprio non ci sta. Fosse solo perché adesso la grande mobilità non la puoi pensare “facciamo la strada per le macchine”, di automobili ce ne sono troppe ed in una zona tra le più densamente popolate d’Italia. La devi pensare come “facciamo una ferrovia”. Perché questo ti consente di non far usare le automobili alla gente, e risparmiare un sacco di aree Verdi che sono abbattute per farci passare la striscia di bitume. Esemplificativo è spostarsi da Como a Varese. Nonostante ci siano 4 strade che portino alla città giardino, ovvero l’autostrada A8, la Garibaldina, la Varesina e la svizzera Mendrisio-Stabio, per fare neanche 30 chilometri non ci si mette comunque meno di un’ora.

Fino al 1966 però c’era la linea ferroviaria delle Nord Como-Grandate-Malnate-Varese. Che però poi è stata soppressa e sostituita da una tragica linea autobus che ci mette mediamente quasi due ore a completare il tragitto nell’ora di punta. Pensate se ci fosse ancora la ferrovia! Quanti pendolari la prenderebbero, quanto nervosismo in meno e quante automobili in meno ad infesciare ed inquinare sulle strade!
Migliorando radicalmente il sistema ferroviario “a piè di monte” (che c’è, ma fa schifo) si potrebbe evitare di prendere l’automobile e si potrebbe anche evitare di asfaltare mezza Lombardia. Anche perché, in ogni caso, facendo una nuova strada non risolvi l’ingorgo, lo sposti più avanti, ad esempio peggiori quello che normalmente c’è per entrare in città.

Il sistema ferroviario creato dall'Arcisate-Stabio

Il sistema ferroviario creato dall'Arcisate-Stabio

In realtà qualcosa si sta facendo: nel luglio 2009 sono iniziati i lavori per la Arcisate-Stabio che dovrà servire a rimettere in connessione (ferroviaria) Como con Varese e la Svizzera con Malpensa, mentre nel gennaio 2010 sono partiti i lavori per la riattivazione della Saronno-Seregno, ferrovia per fortuna mai dismessa ma oggi destinata solo al traffico merci. Il discorso però potrebbe essere più ampio: Il PD regionale si sta attivando per ragionare di un progetto più ampio di “Pedemontana ferroviaria” che permetta la riqualificazione anche delle linee Lecco-Molteno-Como, Lecco-Molteno-Monza, Milano-Asso.

In ogni caso, è proprio l’idea della ferrovia che non alberga nella mente di Roberto “700 firme tarocche” Formigoni e dell’assessore Raffaele “voce bianca” Cattaneo. Tant’è che la pensano veramente in grande: insieme alla Pedemontana vogliono fare anche l’autostrada VA-CO-LC, supportati dalle rispettive Camere di Commercio. Me lo vedo l’assessore Cattaneo (varesino) che telefona a Formigoni (lecchese) una domenica mattina: “Ehi Bob, prepara la griglia che oggi facciamo il barbecue del secolo. Prendo la nuova autostrada e in 10 minuti sono da te”.

Immaginiamo che veramente verrano costruite queste due strade: se devono portare la gente a casa, dovranno pure entrare in qualche modo in città, no? Ma ci pensate se dovessero convergere tutte nella zona di Camerlata? Dovremmo risvegliare Dante e fargli scrivere un nuovo girone infernale. Nello stesso punto convergerebbero: A9, pedemontana, VA-CO-LC, Varesina, la SS dei Giovi e la via Oltrecolle. Ovvero, tutto l’ingorgo che non trovi a Milano o ad Olgiate lo trovi tutto a Camerlata (con gli interessi). E pensate poi ai polmoni degli abitanti di Como Sud, che potrebbero risolvere il problema delle asfaltature a Como solo sputando per terra da quanto catrame avrebbero in corpo.

Ai piani alti del Pirellone, qualcuno non capisce che, per creare una mobilità sostenibile, si dovrebbe permettere alla gente di non prendere l’automobile, così da lasciare le strade che già ci sono ai camion. La maggior parte della gente che si sposta in altra città, ad esempio verso Varese, è in auto da sola, perché l’alternativa è un bus che fa schifo. Se si riuscisse a migliorare il servizio pubblico ferroviario, e magari a (ri)costruire qualche ferrovia nuova, che portasse da Como a Varese centro in mezz’oretta (la famosa “cura del ferro”), allora nessuno prenderebbe più la macchina.

C’è di più ancora: queste opere inutili le faranno passare in mezzo ai pochi boschi che sono rimasti nel circondario di Como: proprio per questo la Provincia di Como si è detta contraria e i nostri amici di SalvaBrughiera stanno combattendo fortemente. Personalmente siamo dell’idea che sia necessaria una ferrea politica di conservazione, miglioramento, ed eventualmente ampliamento delle aree verdi locali, per tutta una serie di ragioni: dall’andare a farsi un giro in bici lontano dallo smog la domenica mattina e sentire il canto degli uccelli in primavera ad evitare che tutti i bambini abbiano l’allergia un domani (la famosa Hygiene Hypothesis). Così non si fa, il tempo del bitume è finito.

Gli svizzeri tra 5 anni inaugureranno la colossale opera dell’AlpTransit. A Como non siamo riusciti a portare avanti nessuno dei progetti infrastrutturali ipotizzati negli ultimi 15 anni: dalla stazione unica Como-Chiasso al collegamento tra le linee Nord e FS alla metrotranvia. Però avremo la Pedemontana con l’annessa “tangenziale di Como”. Forse.

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3 Responses to “Pedemontana? VA-CO-LC? Meglio la “cura del ferro””

trovo il commento molto superficiale anche se evidenzia alcune ragioni di fondo che condivido. In buona sostanza poteva essere scritto tutto in dieci righe.

Antonio Trombetta
giugno 10th, 2011

avete disegnato qualcosa che oggi ci sembra un sogno: il ferro che batte il cemento! Ma forse il vento sta cambiando, le persone stanno cominciando a percepire che non si può continuare a versare acqua nello stesso vaso. A un certo il vaso trabocca e allora occorre cambiare rotta!

Luciano Acquarone
giugno 10th, 2011

[…] con piacere uno stralcio dal blog PICO Progetto per informare Como relativo alla viabilità e ai progetti di nuove autostrade. L’articolo completo lo trovate […]







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