17 maggio 2011

“B. non traina più a livello elettorale. E lo fa perché non c’è più la speranza, il sogno, la promessa nel suo messaggio politico. Se attacchi l’avversario senza dare una visione, non c’è nessun valido motivo per votarti. Chi non ha un sogno non vince le elezioni. E se B. non tira più, a che serve?” Sono parole di Dino Amenduni, che fotografano quello che molti commentatori politici si sono affrettati a scrivere stamattina. Le intemperanze verbali, l’idea di motivare l’elettorato alzando i toni questa volta sono stati un boomerang perché la gente probabilmente si è stufata di questa politica urlata che tende sempre ad alzare l’asticella del confronto, che tende a demolire le istituzioni e a militarizzare ogni cosa.

Il referendum impostato su di sé dal sultanello è stato perso: a Milano, roccaforte del centrodestra dove ha sempre governato dal 1997 ha preso 27.972 preferenze contro le 53.297 di 5 anni fa. Stefano Boeri ha avuto 12.861 preferenze a Milano contro Lassini che ne al prese 872 e Mangoni (SuperGiovane di Elio e le storie tese) che lo ha superato con 1.068. Questo è uno dei criteri con cui misurare la vittoria di ieri.

L’altro fatto significativo lo spiega Roberto D’Alimonte: “Il problema (del centrodestra, ndr) non si presenta solo a Milano. Se così fosse la spiegazione potrebbe essere cercata in fattori locali. E quindi la rilevanza nazionale del voto andrebbe ridimensionata. E invece non è così. Rispetto alle ultime regionali Pdl e Lega perdono sistematicamente in tutto il Nord sia nei comuni che nelle province. La Lega perde in 14 dei 15 Comuni capoluogo dove era presente. Guadagna solo a Bologna. Perde più di 3 punti a Torino, 5 punti nella provincia di Treviso, 6 punti nella provincia di Pavia. Il Pdl perde ancora di più: 12 punti a Ravenna, 10 a Rimini, 15 a Trieste, 10 a Bologna e così via.”

Cioè “la lega non riesce (più) a pasteggiare sul berlusconismo, i dati sembrano dire questo”, secondo Alessandro Aresu. Lo vado dicendo da anni: la lega ha saputo cavalcare il belusconismo, proprio sul suo terreno, quello mediatico. Ora che B. va male perché non convince più, va male pure la lega. Fino a ieri si pensava che i voti persi dal pdl sarebbero andati a Bossi e invece hanno perso entrambi, in voti assoluti. E’ una tendenza importante. E non si riesce a capire come si potrà saldare il rapporto tra i due in futuro se un ascoltatore di Radio Padania stamattina ha saputo dire questo: “la lega si è venduta ad un casta affaristica-clientelare che ha compiuto la più grande catena di abusi di potere in Italia sotto controllo di un uomo senza onore come B.”

Il vento del nord si è insomma arrestato: Pippo Civati sostiene, a ragione, che “si è inceppato il meccanismo perfetto che ha consentito alla Lega una lunga serie di vittorie irresistibili”, ovvero “di rimproverare al governo di cui fa parte tutto quello che non va, come se fosse una forza di opposizione”. Insomma, “prima o poi le contraddizioni emergono. Alla luce del sole. Delle Alpi”

Secondo Massimo Giannini: “Il Terzo Polo di Casini e Fini, anche se ottiene un rendimento non esaltante dal punto di vista dei candidati, si consolida come ago della bilancia su scala nazionale. Esattamente quello a cui puntava: con il Centro, grande o piccolo che sia, bisogna scendere a patti, per vincere le elezioni.”. Ma stiamo molto attenti: se dovessimo rimettere il 5% totalizzato dal terzo polo nel centrodestra non staremmo qui commentare risultati così buoni per il centrosinistra.

Cartelloni di ringraziamento a Milano

Cartelloni di ringraziamento a Milano

Ma diamo a Pisapia quel che è di Pisapia: “Creare ponti, mirare ad obiettivi comuni, lasciare ad ognuno il proprio spazio”: queste sono le cifre della campagna elettorale di Milano come sostiene Elisabetta Rubini. La ricetta giusta è stata quella di “portare al voto tutti gli elettori di sinistra e (anche) conquistare l’elettorato cosiddetto moderato” secondo Marco Campione.

Tutti hanno sottovalutato la forza delle primarie che alla fine si dimostrano essere un processo inclusivo e sono uno strumento potente quando sono fatte seriamente con candidati di qualità. Gli zucconi degli analisti politici non l’hanno ancora capito. Il PD non è mica il PDL, si può permettere anche qualcuno che non la pensa proprio in linea con la dirigenza. E poi, l’avrò scritto centomila volte contro i grillini e quelli di SEL in questa campagna elettorale: il giorno che si capirà che il centrosinistra si presenta in coalizione sarà sempre troppo tardi. Perché gli avversari sono gli altri, mica quelli della nostra coalizione. Pisapia, Vendola, DeMagistris sono un valore aggiunto per il centrosinistra. Alla fine servono “Quelli che cambiano le cose” A volte sono nel PD, a volte no. Tutto qui. E il PD in questo schema si trova a suo agio: prende il 29% a Milano, ad un soffio dal pdl e va bene quasi ovunque. Di nuovo Pippo Civati: “Il Pd vince quando fa il Pd e ci mette le primarie, le energie, la passione. Quando porta ai seggi gli entusiasmi e gli elettori che aveva coinvolto fin dalla sua nascita e lascia a casa pasticci, politichese e alleanze geneticamente modificate. Con figure che abbiano personalità, stima e credibilità.”

Anche Romano Prodi lo certifica: “Per come sta andando, si può dire che ha vinto l’Ulivo… Sarà anche morto, ma evidentemente ha dato nuovi frutti, i semi circolano, si radicano, si moltiplicano. Intendo dire che quando il centrosinistra si presenta unito ottiene buoni risultati. Non si vince con alleanze spurie o strane”. E non si vince nemmeno con il Terzo Polo: “Non si costruisce un’alternativa partendo dal Centro la realtà, almeno in questo momento, è questa…”.

Insomma, questo risultato ricorda molto il successo del centrosinistra nelle regionali del 2005 che portò al successo alle politiche successive. Ma si deve lavorare, e molto, per costruire una coalizione credibile. Anche perché san Ballottaggio ha sterilizzato i grillini questa volta e non sarà così per regionali e nazionali. Il vento è cambiato: è cambiato qualcosa in profondità. E questo è di buon auspicio per il futuro.

Ma stiamo attenti. Di nuovo Dino Amenduni: “L’opposizione è ancora a un quarto del percorso: deve portare a casa Milano e Napoli, deve raggiungere il quorum al referendum e costruire immediatamente la proposta per le elezioni poltiche. Non vorrei che il sacrosanto “vinciamo noi e perdono loro” accontenti tutti.”

Chiudo con le parole di Pietro Spataro: “Una stagione si sta chiudendo. Amici e compagni del centrosinistra, schiena dritta, idee chiare, progetti concreti. E unità. Unità. Ripetiamo: unità. Il primo che prova a rialzare il ditino, minimo minimo lo prendiamo a fischi…”

Aggiornamento del 3 giugno: Marina Terragni conia la definizione più azzeccata: Milano è passata dai berluscones agli aranciones. Ed è proprio andata così. La conferma in questo video in cui la Moratti viene accolta da alcuni ragazzini ad una premiazione sportiva all’Arena con dei cori “Pi-sa-pia! Pi-sa-pia!”.


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One Response to “Il vento è cambiato: c’è aria fresca in Italia.”

Siamo decisamente stanche dei continui insulti verso persone che si impegnano per migliorare le singole città ed il Paese. Ci troviamo di fronte a degli “imbonitori” simili ad Anna Marchi. Da noi “vogliono” estorcere denaro e voti, oltre a quelli, naturalmente, fissati a tavolino tra di loro. Hanno creato società, pagate con denaro pubblico, per avere un ritorno di consensi e appoggi elettorali. Beerlusconi offende la nostra dignità e la nostra capacità di ragionare. E’ arrivato a “comperare” parlamentari come Romano e Scilipoti. E’ arrivato ad attaccare persino i magistrati e la Corte Costituzionale compiendo, impunito, un reato previsto dall’articolo 290 del codice penale.
Tanti, troppi gli uomini in vendita.
Vediamo politici escort e ne siamo stanchi.
Formigoni ha tolto a Milano i voti per la Moratti solo per alzare il suo prezzo.
Giochi politici e di potere di cui l’italiano è stanco, sfinito e consapevole di essere un numero inascoltato nella sua affermazione della giustizia.

GIANNA BINDA
maggio 25th, 2011