7 maggio 2011

Qualche giorno fa, in una intervista radiofonica, il regista Nanni Moretti, non senza una vena di ironia, nel commentare una lettera pubblicata su un autorevole quotidiano nella quale un cittadino aveva espresso un giudizio negativo nei riguardi del suo ultimo film (“Habemus papam”), pur non avendolo visto, osservava che questo è un costume tipicamente italiano.

Prima pagina burla del CorSera

Prima pagina burla del CorSera

In questo nostro paese c’è un noto deficit di cultura scientifica. La ritroviamo all’interno di poche e qualificate elite ma è merce rara tra i membri della cosiddetta classe dirigente, quasi introvabile tra politici, giornalisti e opinion leader.

La connessione tra i due fatti non è banale, ma esiste: la cultura scientifica non consente di prendere per buona un’affermazione che può essere facilmente smentita con una semplice verifica empirica; non permette di sostenere un’ipotesi che non tenga in conto, o semplicemente ignori, una serie di dati o di condizioni.

In una società nella quale tutto ciò è irrilevante, le opinioni sono un valore “in sé”, al di là dei fatti. La libertà di opinione prevarica infatti ogni prudenza, i dati sono messi da parte o utilizzati “a discrezione”: disporre di una “adeguata conoscenza del fenomeno’”è irrilevante. Succede quindi che chiunque abbia una conoscenza personale e documentata di un fatto faccia fatica a ritrovarsi nella “vulgata”, cresciuta su informazioni non rigorose e lievitata sul “sentito dire”.

Facciamo un esempio che nella nostra città tutti conoscono: le paratie a lago. La questione è diventata oggetto di commenti planetari solo quando l’emergere dei manufatti (il muro) ha reso evidente ciò che era stato rimarcato in molti modi in tempi nei quali, invece, qualcuno badava ad accreditare il progetto come qualcosa di significativo che avrebbe addirittura cambiato, in meglio, il volto della città. Le critiche, motivate e argomentate del progetto, gli interventi critici alle modifiche, da PACO ripetutamente avanzate, passo dopo passo, sulla base di valutazioni sostenute anche da qualificati pareri sono state equiparate ai pareri espressi al bar e ridotte a meri punti di vista. Si può provare una magra consolazione nel dover vedere verificata a posteriori la loro fondatezza da quegli stessi che fino a un certo punto sono stati i sostenitori del progetto.

In tutto questo è evidente la responsabilità di alcuni operatori dell’informazione perché a loro ci si rivolge per comunicare le valutazioni politiche. In qualche caso, addirittura, l’informazione prende su di sé un’impropria funzione di “sala di regia” che arriva alla scelta dell’agenda delle questioni da “mettere in scena”, degli attori protagonisti e dei comprimari, delle battute e dei silenzi. In altri casi concorre alla trasformazione progressiva dei cittadini in “tifosi” disposti a seguire il “capo della curva” piuttosto che la partita, incitati a ripetere lo slogan piuttosto che a esercitare un’autonoma valutazione critica.

Le conseguenze sono presto dette. Poiché l’autorevolezza dei mezzi d’informazione (“l’era in sul giurnaal”) ha accreditato anche le cose più incredibili e attribuito dignità di pensiero a ogni tipo di esternazione, si è avviato un processo di impoverimento del linguaggio, di imbarbarimento delle relazioni e, in generale, di impoverimento culturale, del quale siamo tutti testimoni, se non attori. L’accreditamento del nulla in una società fondata sull’apparenza ha, infine, contribuito ad alimentare un “io” smisurato in persone assolutamente mediocri.

Orson Welles fece scalpore parlando alla radio di un attacco alieno

Orson Welles fece scalpore parlando alla radio di un attacco alieno

A questo fenomeno non è estranea la nostra città. È difficile credere che il cambiamento di rotta possa essere determinato da quegli stessi che questa situazione hanno concorso a determinare; siamo tuttavia convinti che tutti, e anche costoro, potranno essere positivamente contaminati da uno stile che non può restare minoritario. L’attuale degrado del confronto politico e istituzionale, il pantano progettuale nel quale la città si trova invischiata esigono, innanzi tutto, che si cominci con il riconoscere che questa città non è priva di donne e uomini di qualità che noi ci onoriamo di rappresentare.

0saves
Se ti piace questo post lascia un commento oppure iscriviti all'RSS feed per avere gli aggiornamenti direttamente sul tuo lettore.

2 Responses to “Parlare del film senza averlo visto”

Mi è venuto in mente un articolo di Luca Sofri in cui si domanda quale sia il futuro del giornalismo.
http://www.wittgenstein.it/2009/10/21/il-futuro-dei-media-e-fare-le-cose-bene/

La sua risposta è che sopravviverà il giornalismo di qualità: “Journalism, done right, is enormously powerful precisely because it does not seek power. It seeks truth”.

Riporta inoltre una frase che calza a pennello: «Qualche tempo fa Barack Obama ha illustrato i suoi timori sulla scomparsa del giornalismo di qualità e la paura che in rete prevalga un’informazione “all opinions, with no serious fact-checking, no serious attempts to put stories in context”.»

maggio 7th, 2011

sono pienamente d’accordo con la tesi sostenuta nell’articolo.
L’imbarbarimento del confronto politico e l’impoverimento del linguaggio da parte della classe dirigente stanno spingendo la nazione sempre più in basso nelle classifiche mondiali.

Antonio Trombetta
maggio 9th, 2011