29 aprile 2011

Parlare di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro o di conciliazione famiglia – lavoro o, per dirla all’inglese, di work-life balance significa tenere insieme e armonizzare esigenze, attività e interessi diversi, trovando un equilibrio tra sfera privata e sfera professionale. Il problema di conciliare un’attività lavorativa con gli impegni di cura all’interno della famiglia – nei confronti dei figli piccoli, ma anche di genitori anziani o di parenti con disabilità – riguarda in larga misura le donne, perchè in Italia il sono loro ad occuparsi delle esigenze di cura all’interno del nucleo familiare, ma questo non significa che le politiche di conciliazione debbano coinvolgere solo le donne. Al contrario dovrebbero essere pensate per contribuire a ripartire tra uomini e donne i compiti di cura in modo da permettere ad entrambi i generi di partecipare attivamente – e in condizioni di parità – al mercato del lavoro.

Conciliazione famiglia-lavoro

Conciliazione famiglia-lavoro

Purtroppo siamo ancora molto lontani da quel cambiamento culturale e organizzativo che si auspicava nel 2000, quando è entrata in vigore la Legge n. 53, dove si parlava, per la prima volta, di congedo di paternità, di tempi delle città e di incentivi alle imprese per introdurre modelli di organizzazione del lavoro flessibili e family friendly. In 10 anni i congedi di paternità sono rimasti sulla carta – penalizzati anche da uno scarso riconoscimento economico – e, complessivamente, sono state poche le aziende che hanno usufruito dei finanziamenti dell’art. 9 (peraltro bloccati da più di un anno in attesa di un decreto attuativo) per sperimentare progetti di conciliazione – orari flessibili, banca delle ore, telelavoro, formazione al rientro dalla maternità ecc. – rivolti a lavoratrici e lavoratori.

Preso atto che le politiche, frammentarie e poco incisive, poste in essere fino ad oggi non hanno dato i risultati sperati, il tema della conciliazione è stato rivisto in un’ottica più ampia, con la consapevolezza espressa che non è un problema delle donne, ma un obiettivo fondamentale per la crescita della società e che, per essere realizzato, richiede politiche integrate che coinvolgono tutti gli attori potenzialmente interessati: famiglie, imprese, istituzioni, organizzazioni sindacali e datoriali, privato sociale.
Una serie di importanti documenti – da “Italia 2020 Piano per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro”, varato dal Governo nel 2009, all’Intesa firmata il 7 marzo scorso da Governo e Parti Sociali per incentivare le imprese ad adottare un’organizzazione flessibile degli orari e per valorizzare le buone pratiche di conciliazione messe in atto dalle aziende – hanno costruito l’impianto teorico di una strategia articolata che coinvolge anche le Regioni, le quali dispongono oggi di ingenti risorse economiche per la realizzazione di un sistema di interventi per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Su questi presupposti, Regione Lombardia ha elaborato un “Libro Verde sulla conciliazione famiglia-lavoro” con l’obiettivo di stimolare un dibattito tra istituzioni, associazioni e mondo economico e produttivo per costruire politiche di conciliazione innovative e favorire la nascita di reti locali che possono concorrere alla realizzazione di una rete integrata di servizi e interventi a sostegno della conciliazione. Sulla base del Libro Verde, Regione Lombardia si sta impegnando, quindi, per arrivare, in ogni provincia, alla sottoscrizione di specifici accordi territoriali – ad oggi ne sono operativi già sei, a Monza, Mantova, Brescia, Bergamo, Cremona e Lecco – che favoriscano la creazione di una rete locale integrata di servizi per la conciliazione.

Al contrario di Mantova – che grazie ad un accordo territoriale siglato più di cinque anni fa ha messo in rete istituzioni, aziende e organizzazioni di categoria, facendo ottenere alle imprese del territorio qualche milione di euro di finanziamenti ai sensi dell’art. 9 L. 53/2000 – nel comasco nessuno si è mostrato particolarmente interessato a questa opportunità, anche se i bisogni legati alla conciliazione non sono certo diversi o minori di quelli di altre province. Nemmeno i dati sull’occupazione femminile sono particolarmente incoraggianti se pensiamo che nel 2010 il tasso di disoccupazione evidenzia un rilevante squilibrio di genere (maschi 3,6%% femmine 7,1%), ben superiore alla media regionale (maschi 4,9% femmine 6,5%) ed è certo che anche dalle nostre parti le madri si trovano frequentemente a dover scegliere tra famiglia e lavoro (nel 2010 la Direzione Provinciale del Lavoro ha convalidato 283 dimissioni di lavoratrici madri).

L’impegno della Regione Lombardia rappresenta, quindi, una preziosa occasione che il territorio comasco non può permettersi di perdere. E se l’attenzione alle problematiche della conciliazione da parte delle imprese è essenziale, non meno importante è il ruolo di stimolo e sostegno giocato dalle istituzioni. Per questo occorre attenzione e consapevolezza da parte dei soggetti coinvolti (amministratori, sindacati, imprenditori) affinchè l’accordo territoriale non resti un pezzo di carta con un valore meramente formale, ma possa rappresentare (come è stato per Mantova) uno stimolo e uno strumento per creare sinergie sul territorio e implementare servizi integrati che rispondano davvero ai bisogni delle lavoratrici e dei lavoratori.

Come precisato nel Libro Verde, la sfida è quella di promuovere contestualmente un cambiamento culturale e un cambiamento organizzativo e per farlo occorre prevedere interventi che spaziano dall’incentivazione alle imprese affinchè adottino nuove forme organizzative e contrattuali destinate a realizzare la conciliazione e le pari opportunità, allo sviluppo di reti territoriali, dalla sperimentazione di voucher per l’acquisto di prestazioni specifiche a supporto della cura di bambini e anziani, fino ad una riforma del sistema di welfare in un’ottica di conciliazione.

E’ necessario prestare attenzione per evitare il rischio che questo sistema, teoricamente costruito sulle migliori intenzioni, si traduca in azioni superficiali, costruite per ottenere consensi, ma prive di efficaci soluzioni pratiche. In questo senso è importante che gli interventi non siano solo emergenziali e/o temporanei, ma vadano a costituire un sistema vario e consolidato, in grado di dare certezze e possibilità di scelta alle famiglie in merito ai servizi di cui possono avvalersi. E’ poco utile investire risorse sui voucher (che per loro natura sono destinati a coprire situazioni di bisogno immediato e di emergenza) se, prima di tutto, non si potenziano gli asili nido (ampliando gli orari, rendendo più flessibili i servizi, incentivandone l’apertura) e non si sostiene l’implementazione di servizi alternativi, come le tagesmutter (operatrici educative appositamente formate che forniscono servizi di educazione e cura al proprio domicilio). I servizi proposti, inoltre, devono essere accessibili sia logisticamente (per ridurre i tempi di spostamento), sia economicamente, in modo che la scelta di lavorare da parte delle madri non sia penalizzante per l’economia familiare e devono essere pensati per intercettare anche i bisogni potenziali.

E’ essenziale, infine, fare in modo che tutte le azioni che impattano sul tema della conciliazione siano coerenti e funzionali all’obiettivo. In un momento di sistematici tagli questa attenzione è fondamentale. Per esempio, l’ipotesi, ventilata recentemente dal Comune di Como, di garantire la mensa solo ai bambini che hanno entrambi i genitori che lavorano, avrebbe come conseguenza quella di escludere definitivamente dal mercato del lavoro quelle donne che, dopo la maternità, pur tra mille difficoltà, vorrebbero rientrare.

Per sperimentare e mettere a sistema efficaci politiche di conciliazione occorre, quindi, una scelta politica forte a tutti i livelli – nazionale, regionale e territoriale – che porti ad investire in questa direzione, nella consapevolezza che i risultati non potranno essere immediati, ma che si sta costruendo un futuro migliore per tutti.

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One Response to “Famiglia-lavoro: conciliamo?”

Trovare il giusto equilibrio tra lavoro e famiglia è una vera e propria impresa, le donne lo sanno bene perchè devono gestire queste variabili quotidianamente!
Eudaimon si occupa di individuare soluzioni concrete al miglioramento del Work Life Balance dal 2002 e i risultati sono sempre più confortanti: i collaboratori si sentono parte di un gruppo e grazie alla loro creatività e a nuovi stimoli concorrono attivamente al successo dell’azienda. Siamo sempre più convinti del fatto che la crescita delle aziende dipenda in gran parte dalla soddisfazione delle persone che ci lavorano.

giugno 11th, 2011