28 aprile 2011

I recenti limiti di sicurezza mostrati dalla centrale nucleare di Fukushima mettono paura al mondo su quanto sia difficile governare l’energia atomica. Qualcuno si preoccupa anche degli effetti che può avere un’ esplosione nucleare sull’ambiente inteso come flora, fauna e inquinamento delle acque, ma la maggior parte delle persone, compresi gli anziani che popolano gli organi legislativi italiani, si preoccupano solo per i danni che le radiazioni possono causare nell’organismo umano, soprattutto al loro. Agli effetti dannosi indotti da dosi più o meno elevate di radiazioni ionizzanti, che si manifestano con certezza nei soggetti esposti quando è superata una dose soglia si fa riferimento con il termine di effetti deterministici.

Rientrano in tale contesto, ad esempio, l’infertilità e la radiodermite (che può arrivare fino all’ustione). La loro gravità è proporzionale alla dose ricevuta e criticamente influenzata dalle modalità della sua distribuzione nel tempo e risente in maniera sostanziale della variabilità individuale. Agli effetti dannosi indotti da dosi anche modeste di radiazioni ionizzanti, manifestatisi con una certa probabilità in una frazione di oggetti esposti, con un’ incidenza  casuale “del tutto o nulla”, non distinguibili da quelli insorgenti in maniera apparentemente spontanea, si da il nome di effetti stocastici (dal greco stochàzomai, “far congetture”).

Trattasi di effetti – induzione di mutazioni genetiche, aberrazioni cromosomiche, leucemie e tumori solidi, per i quali è lecito (e prudenzialmente opportuno!!!!) supporre l’assenza di una dose soglia o comunque, se esistente, di una dose soglia molto bassa. Gli effetti delle radiazioni sulle cellule del corpo umano sono misurati in Sievert (Sv). Sv 2 è la dose che causa avvelenamento grave, anche fatale.  Sv 8 è la dose fatale. mSv 100 è la dose più piccola collegata chiaramente ad un aumento del rischio cancro, ma non è escluso che anche dosi molto inferiori possano aumentare il rischio.  Sv 50 è la dose ricevuta stando 10 minuti vicino al reattore di Chernobyl dopo l’ esplosione. Semplifichiamo il discorso con un semplice esempio: se ti fumi 6 pacchetti di sigarette al giorno, sicuramente ti viene il fiatone quando sali le scale (effetto deterministico), ed è probabile, ma non sicuro, che ti venga il tumore al polmone, che potrebbe venirti, teoricamente, anche se in tutta la tua vita avessi fumato una sola sigaretta (effetto stocastico).

NO al nucleare, OK alle rinnovabili

NO al nucleare, OK alle rinnovabili

In linea di principio, l’insorgenza di un tumore è il risultato di un processo a più stadi nel quale si distinguono una iniziazione, una promozione ed una successiva progressione verso stadi più aggressivi. Le radiazioni ionizzanti hanno sia capacità iniziatrice che promotrice. Questo causa mutazioni nel DNA di una cellula. La cellula dispone però di una notevole capacità di riparazione del DNA, per cui, a fronte di una grande frequenza di mutazioni che avvengono nel DNA, l’evento oncogeno è sempre e comunque un evento a probabilità relativamente bassa. I tumori poi possono manifestarsi dopo anni o decenni dall’irradiazione. Nel genere umano esiste una gerarchia nella tendenza dai diversi tessuti a sviluppare tumori indotti da radiazione: le più frequenti sono le leucemie, seguono poi il carcinoma tiroideo ma solo nelle persone giovani, meno sensibili sembrano mammella, polmone, ghiandole salivari. Sensibile in un certo grado è il tessuto cerebrale, in cui si possono sviluppare tumori devastanti, sia per la qualità di vita della persona che per il tempo residuo di vita. Teoricamente però ogni cellula normale può essere trasformata in una cellula tumorale da una dose sufficiente di energia radiante. Non si sa quantificare questo “sufficiente”, al giorno d’oggi.

Se sei riuscito a seguire il ragionamento fino a qui, dovrebbe esserti chiaro che l’atomo non è una cosa così facile e sicura da maneggiare. Avere un tumore è sempre un brutta storia. Questa brutta storia è resa ancora più brutta dal fatto che, a meno di vivere ad Atlantide, non si è mai al riparo dagli effetti stocastici dell’inquinamento. Abbiamo visto in questi giorni che la nube tossica dal Giappone è arrivata qui in Italia, per cui non si è mai al sicuro.

Esiste però, secondo me, un’altra ragione per rimandare al mittente l’idea di costruire centrali nucleari in Italia. E questa si chiama fotovoltaico. Sorvolando sulle nozioni note e stranote che le cose fatte in Italia, a parte la pizza, per qualche strana ragione vengono fatte male, costruire 7 centrali nucleari significa, in primis abbattere una quota non indifferente di “verde” che ci garantisce un minimo di produzione di ossigeno e di salutari camminate la domenica dopo una settimana di lavoro (vedi il Pian di Spagna). Oltre a questo (ma il discorso vale anche per le attuali centrali a carbone), il concentramento della produzione di tutta l’energia  in una sola struttura pone il problema che se codesta non funziona più non c’è nessuna struttura vicariante. Immaginiamo che si “rompa” (nel senso più ampio del termine) una centrale nucleare: se va bene si rimane al buio. Se va male diventa la festa dei tumori. Invece mettendo un paio di pannelli fotovoltaici sul tetto di ogni casa si risparmierebbero tutti questi problemi, oltre che non produrre materiale inquinante. Ci guadagneremmo tutti.

Si potrebbe obbiettare che attualmente, la tecnologia fotovoltaica non è ancora in grado di garantire una produzione elettrica sufficiente a vicariare il ruolo delle centrali energetiche. Ma se è vero che tra 62,8 anni anche l’uranio sarà finito (all’esaurimento del petrolio mancano appena 42 anni), non conviene forse aspettare ancora 10 anni e puntare tutto su un fotovoltaico efficiente? Non c’è tutta questa urgenza di costruire centrali nucleari, anche perché, quando saranno pronte, i paesi “avanzati” come quello che sta a 10 metri da Maslianico avrà già convertito tutta la sua produzione in energia pulita.

Questa posizione mi pare assolutamente condivisibile. A meno di non essere un Ministro della Repubblica.

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2 Responses to “Il “no” al nucleare: oltre la paura.”

concordo in linea di massima sulla pericolosità del nucleare non sulle valutazioni troppo semplicistiche dell’alternativa “fotovoltaico” che al momento può favorire l’utenza domestica, ma non risolve i problemi del fabbisogno di energia di una nazione manifatturiera come l’Italia.

Antonio Trombetta
maggio 1st, 2011

[…] «I recenti limiti di sicurezza mostrati dalla centrale nucleare di Fukushima mettono paura al mondo su quanto sia difficile governare l’energia atomica. Qualcuno si preoccupa anche degli effetti che può avere un’ esplosione nucleare sull’ambiente inteso come flora, fauna e inquinamento delle acque, ma la maggior parte delle persone, compresi gli anziani che popolano gli organi legislativi italiani, si preoccupano solo per i danni che le radiazioni possono causare nell’organismo umano, soprattutto al loro. Agli effetti dannosi indotti da dosi più o meno elevate di radiazioni ionizzanti, che si manifestano con certezza nei soggetti esposti quando è superata una dose soglia si fa riferimento con il termine di effetti deterministici». Leggi il seguito dell’articolo di Marco Castelnuovo sul blog Progetto informare Como. […]