20 aprile 2011

”Chi vince le elezioni lo decide il popolo e io sono stato eletto con una valanga di voti. E’ un anno che i radicali la menano su una vicenda che la magistratura per 4 volte ha già giudicato insussistente. Il risultato è 4 a zero per noi”.

Firme false per Formigoni

Firme false per Formigoni

Queste sono le sconcertanti parole pronunciate dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni (ultimamente detto “Firmigoni”), in occasione di una recente intervista rilasciata al quotidiano ‘la Repubblica’.

Per Formigoni è sembrato irrilevante che più di 700 persone abbiano testimoniato davanti ai carabinieri e ai magistrati che i loro dati personali sono stati usati senza la loro volontà ed assenso e che la loro firma è stata falsificata. Le ultime notizie dicono che le firme false sarebbero oltre 1.000, mentre sono 14 gli indagati per falso materiale e falso ideologico.

Formigoni continua affermando: ”Se la magistratura accerterà che ci sono state delle irregolarità burocratiche è bene che i responsabili paghino. Ma ripeto: spetta agli elettori decidere chi vince le elezioni.”

Il nostro è un paese effettivamente ben strano.

La raccolta di firme, prevista dalle leggi elettorali per i soggetti politici che vogliono partecipare ad elezioni e dalle leggi referendarie per i comitati che vogliono indire referendum serve ad evitare la proliferazione di simboli nella scheda elettorale nel primo caso e di referendum su ogni argomento un giorno sì ed uno no nel secondo caso.
Queste norme hanno fatto sempre piacere ai grandi partiti: meno cespugli in giro meno problemi.

Per Paco la raccolta delle firme, se sincera, è un momento di grande democrazia, perché il movimento si deve conquistare l’attenzione, il rispetto, la condivisione della sua proposta politica incontrando le persone nelle piazze e nelle vie convincendo uno ad uno il cittadino elettore.

Questo impegno è impensabile per il “grande manovratore” che ha cose ben più importanti a cui pensare: prima di ogni elezione va assolutamente realizzata la Quadra (orribile termine in uso tra i leghisti).

Il GM sa che il consenso viene garantito dai poteri forti di riferimento solo a condizione che tutti gli appetiti sano stati soddisfatti: si tratta di una impresa titanica in un momento di crisi come questo.
Il GM deve garantire gli equilibri tra i partiti di una stessa coalizione, equilibri tanto più difficili da raggiungere quando è da riempire di nomi la lista del Presidente che garantisce elezione certa in caso di vittoria.
Il GM trova poi imprevisti all’ultimo momento, tanto più destabilizzanti se vengono direttamente dal “grande capo”, dettati dai suoi pruriti e che magari si trova sotto ricatto.

Per il potente di turno è una grande faticaccia predisporre la lista giusta e si arriva molto spesso all’ultimo momento; bisogna ancora predisporre i moduli con il simbolo e elenco dei candidati definitivi; i moduli in bianco dovranno essere vidimati dall’ufficio elettorale e solo allora può iniziare la raccolta di migliaia di firme con autenticatori.

Peccato che i militanti del moderno partito-azienda non siano molto affidabili: almeno non sono più cosi affidabili come quelli di una volta.

Se manca il tempo la tentazione di fare qualche “gabola“ diventa una necessità: non può rischiare di restare fuori dalla gara elettorale, perdere tanto potere in un attimo per delle quisquilie, come delle misere firme di cittadini previste da una legge dello Stato e della stessa Regione.

Peccato che i Radicali a livello regionale, come anche Sinistra Ecologia e Libertà nella circoscrizione di Como non abbiano potuto partecipare alla tornata elettorale perché mancavano poche firme: siccome sono onesti, non se le sono certo inventate.

Il sig. Formigoni, dovrebbe sapere che la legge, in questo paese, è ancora uguale per tutti: se la magistratura sentenzierà che la sua ‘lista del presidente’ non poteva partecipare alle elezioni è bene che si dimetta dall’incarico, consentendo così nuove consultazioni regionali.

La democrazia in questa Regione sarebbe un po’ meno virtuale e un poco più reale.

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One Response to “Firme false, regole e democrazia”

[…] ogni caso, è proprio l’idea della ferrovia che non alberga nella mente di Roberto “700 firme tarocche” Formigoni e dell’assessore Raffaele “voce bianca” Cattaneo. Tant’è che la pensano […]