19 aprile 2011

La filosofa Hannah Arendt, in uno dei suoi testi più celebri, analizzando la mentalità tedesca durante la seconda guerra mondiale si chiede come poteva l’intero popolo tedesco rimanere indifferente (e addirittura sostenere!) i metodi criminali che venivano usati e imposti dalle alte gerarchie a tutta la popolazione. La risposta che trova la Arendt è che la popolazione stessa era talmente abituata alle ingiustizie e al veder commettere crimini da parte delle sue figure istituzionali, che si trovava intrisa di un’acquiescenza inconsapevole verso la malvagità. Identifica così l’idea di “Banalità del Male”: l’abitudine di un cittadino ad assistere quotidianamente al male ne inibisce il senso stesso della percezione del bene, rendendolo indifferente alla malvagità che lo circonda.

Pinocchio

Pinocchio

Cosi come la Arendt si chiedeva come potesse tutta la popolazione tedesca rimanere immobile di fronte alle malvagità del suo governo, potremmo chiederci noi come può oggi la popolazione italiana rimanere indifferente (e addirittura giustificare!) gli atti osceni di cui ci tengono quotidianamente informati la stampa e i giornali. Nel caos mediatico totale, si sentono informazioni sempre più contrastanti e contraddittorie creando una situazione di impasse che sembra non avere vie di uscita: da un lato intercettazioni e prove schiaccianti inchiodano gli imputati a rispondere delle loro azioni, mentre dall’altro gli stessi imputati smentiscono categoricamente ogni tipo di accusa accampando le più svariate scuse.

Dovremmo essere oramai abituati a questo tipo di situazione fatta di accusatori e accusati presunti innocenti, ma quando ci si aspetta che oramai i tempi siano maturi per fare breccia nella coscienza degli imputati, portandoli a rispondere in modo definitivo delle loro azioni, ecco che la scena si arricchisce di modalità e strutture per diffamare le accuse dei tribunali attraverso i palcoscenici televisivi, mobilitando l’intero palinsesto in difesa del bene supremo: la libertà di mentire.

Come i tedeschi erano offuscati nel loro pensare dall’intero contesto socio-politico che li circondava di atroci malvagità, così noi italiani sembriamo assuefatti da una confusa abitudine alla menzogna, che ci porta a confondere la verità col falso. Come riuscire ad avere criteri discrezionali solidi, avendo di fronte persone al limite del miracoloso, capaci di risanare Napoli in tre giorni, ricostruire l’Aquila in due e sconfiggere il cancro entro la fine della legislatura?

Forse ora il passo dobbiamo farlo noi. Forse è venuto il momento di riappropriarci di quell’onestà intellettuale da troppo tempo accecata da slogan urlati e bandiere alzate. Forse è tempo per noi di esigere dai nostri governanti la verità.

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2 Responses to “La banalità del falso”

Il tema della verità dei fatti che è poi quello di una sostanza delle “cose” mi sta a cuore da sempre. L’articolo sottolinea bene come si sia ormai pericolosamente indebolita, o addirittura soffocata, la possibilità di richiamare l’evidenza dei fatti e fare appello al rigore intellettuale ancor prima che all’onestà morale. La parola ha perso il suo valore.

Donata Niccolai
aprile 23rd, 2011

trovo l’articolo un pò esagerato in alcune affermazioni, ma corretto nella argomentazione di fondo

Antonio Trombetta
aprile 25th, 2011