15 aprile 2011

Il Consiglio di Stato dà ragione al Comune di Como nella contesa sul piano edilizio “Argent”. Come volevasi dimostrare le forze di opposizione in consiglio comunale avevano ragione: la sospensiva era giusta e dovuta. Peccato che il colpo di mano della maggioranza abbia reso inutili 20 anni di contenzioso.

Il paesaggio accanto all'Oasi cancellato

Il paesaggio accanto all'Oasi cancellato

Ricordiamo brevemente i fatti: il piano viene presentato la prima volta nel 1991 e viene più volte modificato (prima era di tipo industriale, ora di tipo residenziale), si passa alle vie legali sia da parte del privato, sia da parte dell’amministrazione comunale.

La vicenda sta per concludersi con il pronunciamento del Consiglio di Stato, quando la pratica arriva bruscamente in Consiglio comunale. I legali della società Argent chiedono l’adozione del piano «entro il 14 marzo»: in questo caso avrebbero rinunciato a qualsiasi risarcimento ottenuto dalle cause legali aperte. Il piano contiene inoltre il triplo dell’edificazione consentita dal piano regolatore vigente: si passa da 14.000 metri cubi a ben 40.000.

Le opposizioni sentono puzza di bruciato: Bruno Magatti di Paco chiede una sospensiva, proprio perchè il pronunciamento del Consiglio di stato è vicino, al termine del dibattito, chiedendo che il voto sia rinviato:  è il 21 febbraio.  La sospensiva  proposta viene approvata dal Consiglio comunale votata da tutta l’opposizione più 5 consiglieri di Autonomia liberale e il leghista Martinelli.

Il Sindaco però paventa rischi di «danni milionari» e riporta la delibera in Consiglio il 7 di marzo per il voto. L’opposizione respinge ancora compatta, Lega e Autonomia liberale escono dall’aula ma il PdL più il consigliere Ghirri approvano. Eccoci quindi ad un brutto epilogo con il sostanziale regalo di alcuni milioni di euro a dei privati che potranno costruire 40.000 metri cubi di abitazioni in un area vicino all’Oasi del Bassone.

E’ a questo punto chiaro che la vicenda potrebbe non finire qui: è teoricamente possibile tornare indietro e bloccare il piano adottato ma non approvato definitivamente, ad esempio con un atto di revoca in regime di autotutela. In alternativa è possibile che ci sia un ricorso alla Corte dei Conti per danno erariale.

Quello che è sicuro è che l’opposizione ci aveva visto giusto (negli ultimi tempi ci azzecca), mentre la maggioranza ha voluto forzare la mano ancora una volta. Per il momento vince la cattiva politica.

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