7 aprile 2011

In relazione al tema dell’immigrazione riceviamo da Stefano Gatto, ambasciatore dell’Unione europea ad El Salvador  e volentieri pubblichiamo.

Le rotte migratorie in Europa

Le rotte migratorie in Europa

I costanti riferimenti da parte del governo italiano sulla cosiddetta “assenza” dell’Europa nel caso Lampedusa meritano un po’ più d’analisi: ripetere un concetto senza qualificarlo e non menzionando fatti non lo rende vero di per sè, per quanto possa far presa nell’opinione pubblica appunto perchè ripetuto fino all’ossessione.

Vi sono tre livelli a cui l’UE può potenzialmente intervenire in una situazione di questo tipo: con risorse per affrontare l’emergenza, appoggio logistico e accoglienza di migranti sul territorio degli altri stati membri.

Per quanto riguarda la prima possibilità, esiste un fondo d’emergenza di 25 milioni di Euro per aiutare un paese sottoposto ad una pressione eccezionale di migranti: essendo la frontiera in questione una frontiera non solo italiana ma dell’intera UE ha senso che si riparta il peso finanziario dell’operazione almeno in parte. Peccato che (vedi euobserver) il governo italiano non abbia presentato nessuna richiesta in tal senso, per cui tali fondi d’emergenza non vengono erogati. Curioso che al tempo stesso si ripeta “urbi et orbi” che l’Europa non aiuta, quando non si attivano gli strumenti per farlo. Come non possiamo immaginare che il governo non ne sia al corrente, la scelta comunicativa è evidentemente politica, ma non corrisponde ad una realtà oggettiva. In parole povere, è una fandonia.

Secondo: Appoggio logistico. Al di là dell’operazione di pattugliamento Hermes gestita da FRONTEX in appoggio all’Italia, sarebbe immaginabile, se giudicato necessario dal paese in emergenza, prevedere la presenza di doganieri e forze di sicurezza di altri paesi europei in appoggio delle forze del paese, così come succede alla frontiera greco – turca, dove interviene FRONTEX direttamente.

L’Italia si lamenta, ma non ha richiesto nemmeno questo dispositivo, probabilmente perchè politicamente si considera più redditizio affrontare l’emergenza a malapena con le proprie forze che permettere l’accesso a forze inviate nel quadro di una missione FRONTEX. Altra occasione sprecata in nome dell’immagine a costa dell’efficacia.

Terzo: accoglienza dei migranti in altri paesi. È quello che probabilmente l’Italia vorrebbe, risolveteci il problema voi. Peccato che all’UE gli stati membri non abbiano dato la competenza di regolare i flussi migratori interni all’UE, che i governi nazionali hanno voluto mantenere come loro prerogativa. Gli stessi stati membri che invocano maggiori aiuti al tempo stesso che…tagliano le risorse dell’agenzia FRONTEX.

L’UE non dispone quindi della possibilità coercitiva di riallocare migranti tra i vari paesi, nè è immaginabile che esso avvenga sulla base di iniziative volontarie dell’uno o dell’altro, così determinate dai tempi politici in ogni paese. Una volta di più, invoca l’assenza d’Europa proprio chi impedisce che funzioni. I paesi in crisi ne richiedono l’assistenza (nel caso italiano neanche quello, vanno solo alla televisione a ripetere ritornelli senza attivare i meccanismi esistenti) quando sono in prima linea, salvo nascondersi quando l’emergenza non li colpisce, negando all’Europa i poteri per attuare.

Come disse il poeta, chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Alla luce dei fatti, l'”assenza d’Europa” pare di più uno stratagemma di comunicazione ad uso di poltica interna, non legato ai fatti, che una realtà oggettiva. Che non si usino gli strumenti (limitati) esistenti è estremamente curioso, anche se la crisi dimostra una volta di più la necessità di rafforzare ulteriormente i meccanismi di cooperazione europei. Per costruire un’Europa capace di agire è necessario attuare delle scelte in quel senso in tempi non sospetti. Senza tornare a nascondersi dietro l’inazione appena l’emergenza termina. Perchè poi ne arriverà un’altra ancora, e vale la pena affrontarla assieme.

Stefano Gatto, Ambasciatore UE ad El Salvador

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