17 marzo 2011

Lista delle cose che ho capito sull’Italia.

Italia 150

Italia 150

La vulgata per cui il Risorgimento fu un fatto delle “elite” e non fu un movimento di popolo è una bufala: lo dimostrano i moti preunitari come le 5 giornate di Milano o il fatto che i Mille entrarono a Palermo senza sparare un proiettile. Non fu neppure una conquista del sud da parte del nord perchè anche nel meridione ci furono dei sommovimenti, vedi i vespri siciliani. Insomma, il Risorgimento era rock e di certo lo era Garibaldi che era più rock di tutti.

Quelli che hanno combattuto per unire l’Italia erano ragazzi, poco più che ventenni, Gioventù ribelle come li ha battezzati la Meloni. Oggi invece il nostro non è un paese per giovani: non ci sono abbastanza opportunità e i cervelli fuggono all’estero. Qualcuno sta cercando i “nuovi mille” e sono nati anche i Patrioti digitali: forse qualche speranza c’è.

Gli storici ci dicono che lo stato centralista fu necessario all’inizio per poter unificare 8 corpi normativi, 8 modi di fare, 8 amministrazioni. Cavour era dispiaciuto di non poter ampliare le autonomie locali, eppure i risultati dopo 50 anni furono straordinari: infrastrutture, ferrovie, istituzioni erano là dove prima c’era il nulla. Oggi è possibile pensare di rifondare l’Italia in senso federalista, ma bisogna vedere perchè lo si vuole fare: è per trovare un modo migliore di stare insieme o per portarsi avanti verso la secessione? Per fortuna le sciocchezze leghiste degli ultimi giorni sono state sbertucciate anche dai passanti.

La Costituzione repubblicana che abbiamo deciso di festeggiare ogni 2 giugno ha un padre nobile nella Costituzione della Repubblica Romana, la più avanzata del 1800 europeo e sfortunatamente mai applicata. Ma quell’episodio straordinario (ottima idea quella di restaurare il “Parco degli eroi” al Gianicolo), ci fa capire che il paese ha le radici ben piantate nella storia di Mazzini e di tutti quelli che combatterono per far trionfare quei valori.

E’ nata prima la cultura italiana e poi lo stato. Sì perchè gli italiani esistevano anche prima del 1861: la lingua, il comune modo di sentire, le arti. E’ l’unico paese al mondo ad aver fatto questo originale percorso, ma oggi non sembriamo ricordarcelo. Ci sono in vista tagli feroci al Ministero dei Beni Culturali da cui tutti vogliono andarsene: dallo stesso ministro agli ex presidenti del Consiglio superiore dei Beni culturali Settis e Carandini. D’altronde la Cultura non si mangia, come disse l’altro ministro…

I sondaggi fatti in questi giorni dicono che gli italiani sono orgogliosi di esserlo: quasi il 90% è contento dell’Unità, si riconosce nel tricolore e nell’Inno di Mameli (riscoperto da Benigni, Fiorello, Jovanotti). Certo gli italiani si sentono anche romani, milanesi o napoletani, ma in questo non c’è alcuna contraddizione: molti anzi si sentono anche europei e questo è un bene perchè il futuro dell’Italia è nell’Unione europea. Insomma, un’identità non annulla l’altra ma anzi l’arricchisce.

Certo è difficile festeggiare l’unità del paese ogni 50 anni: non siamo abituati. Inoltre dopo il ventennio che aveva usato la patria, storpiandone il senso, per la sua propaganda, era difficile parlare di tricolore soprattutto da una parte dell’arco costituzionale. Eppure la pedagogia di Ciampi (la riscoperta dei simboli, il suo viaggio nelle 100 provincie) e Napolitano (straordinario il suo “tour” odierno nei luoghi simbolo del Risorgimento a Roma) ha funzionato perchè gli italiani si sono dimostrati  entusiasti della celebrazione (vedi gallerie fotografiche). Forse proprio perchè abbiamo avuto delle controparti con cui litigare (Borghezio e Durnwalder).


La chiusura la lascio al Presidente (Prof.) Napolitano nel suo messaggio di augurio nella Notte Tricolore (qui sopra): “Se fossimo rimasti come nel 1860, divisi in otto Stati, senza libertà e sotto il dominio straniero, saremmo stati spazzati via dalla storia, non saremmo mai diventati un grande paese europeo. Eravamo già in ritardo allora di fronte alla Spagna, alla Francia, all’Inghilterra, che erano già dei grandi Stati nazionali e stava per diventarlo la Germania. Eravamo in ritardo ma non abbiamo atteso ulteriormente perché ci sono state schiere di nostri patrioti che hanno combattuto, hanno dato la vita e hanno scritto pagine eroiche che noi dobbiamo avere l’orgoglio di ricordare e rivendicare, perché solo così possiamo anche guardare con fiducia al futuro, alle prove che ci attendono. Ne abbiamo passate tante, passeremo anche quelle che abbiamo di fronte in un mondo forse più difficile.”

W la repubblica, W l’Italia unita.

Approfondimenti:

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2 Responses to “Italia sì.”

La condanna piu’ aspra dei padani nostrani mi arriva con un messaggio dall’amico (di tutt*) Severino Proserpio che cita :

DALLA CARTA COSTITUZIONALE DEL SENEGAL:
“E’ interdetto ai partiti politici di identificarsi a una razza, etnia, genere, religione, setta, lingua o regione” e “qualsiasi atto di discriminazione razziale, etnica o religiosa, nonché qualsiasi propaganda regionalista che possa ledere alla sicurezza dello Stato o all’integrità della Repubblica, sarà punito per legge
P.S. – MEGLIO SENEGALESE DUNQUE CHE PADANO NO ?

Enzo Arighi
marzo 18th, 2011

E’ stato bellissimo vedere tanta tanta gente alle celebrazioni di ieri, anche nei piccoli paesini! Alla faccia di qualche zotico ignorante che denigra le istituzioni che dovrebbe rappresentare….

chiara
marzo 18th, 2011