15 marzo 2011

In questi giorni le centrali nucleari del Giappone hanno bruscamente, e per qualcuno inaspettatamente, riproposto all’attenzione di tutti il tema dei possibili incidenti nelle centrali nucleari e delle loro conseguenze. Senza la pretesa di esaurire ora il tema, che ha risvolti sanitari, ambientali, economici e filosofici, mi limiterò, qui a suggerire, in sintesi estrema, alcune riflessioni.

L'esplosione del reattore di Fukushima

L'esplosione del reattore di Fukushima

1. Dobbiamo anzitutto prendera atto del fatto che non esiste una diffusa consapevolezza di molti aspetti scientifici e tecnologici relativi al tema. Sappiamo che, sia pure in modo approssimativo, una qualche essenza della “chimica” appartiene al sapere diffuso (se metto insieme due sostanze, qualcosa può succedere, e potrei trovarmi dinanzi a sostanze diverse); ciò non è vero per la fisica del nucleo che non trova riscontro nel bagaglio di conoscenze minime del comune cittadino né, purtroppo, in quello di gran parte delle cosiddette persone di cultura (cosa che può dirsi altrettanto vera anche per molti altri temi scientifici): ne sono una prova le innumerevoli sciocchezze ascoltate e lette in questi giorni.

2. Per tali ragioni il cittadino, dinanzi a eventi come questo, è esposto a benevole e qualche volta rassicuranti spiegazioni infarcite di semplificazioni fino alla banalità e a volte anche di errori; il cittadino, invece di essere messo nelle condizioni di capire, viene sollecitato ad atti di fiducia: e ciò avviene in questa Italia delle mille verità e delle mille falsità dove gli strumenti critici sono stati sostituiti dalla “tessera di fedeltà”. Su questo tema il cittadino ha il diritto (e il dovere) di capire ed esprimere il proprio parere consapevole.

3. Le interpretazioni o le mediazioni alla comprensione dei fatti scivolano rapidamente nello scontro tra schieramenti “di bandiera”, tra inverosimili accuse di sciacallaggio nei riguardi di chi suggerisce di guardare i fatti per quello che sono. In fondo la confusione aiuta, come nei dibattiti televisivi, chi vuole che il cittadino non capisca e segua la bandiera. Allora provo a proporre qualche punto fermo:

a) un reattore nucleare NON si spegne come una lampadina, con un interruttore. Anche i sistemi di spegnimento automatico non arrestano istantaneamente tutti i processi nucleari che avvengono a livello sub-atomico all’interno del combustibile. Questi processi, che continuano nel tempo, liberano energia. Se i sistemi di raffreddamento non funzionano (in parte o del tutto) e l’energia liberata non viene asportata (e trasportata all’esterno), la temperatura del sistema non può che crescere. Si capisce allora il ricorso “disperato” (non certo da biasimare, perché in queste emergenze occorre inventarsi di tutto per evitare il dramma assoluto) all’acqua del mare allo scopo di evitare ciò che molti esperti affermano sia già accaduto e cioè che si raggiunga quella che si chiama “temperatura di fusione” delle barre di combustibile col risultato del loro passaggio allo stato liquido, come accade ad ogni sostanza (come un panetto di burro lasciato accanto a una sorgente di calore).

b) all’interno delle barre di combustibile di un reattore, durante il periodo di attvità, restano confinati e contenuti (impediti ad uscire) i nuclidi generati dalla rottura (fissione) del combustibile nucleare. Questi “prodotti di fissione” (potremmo dire, senza grande errore, nella loro totalità radioattivi) sono molto più leggeri di quelli del combustibile (nella fissione un nucleo di Uranio 235, dove questo numero indica le particelle nucleari presenti, colpito da un neutrone si “rompe” in due “schegge” più due o tre neutroni). Le masse dei prodotti di fissione sono circa la metà di quelle dei nuclei del combustibile: si capisce allora che la “fusione”, anche parziale, del combustibile comporta il rilascio di questo materale non più trattenuto all’interno del reattore. In caso di rottura del guscio del reattore, o per il rilascio voluto del gas in pressione che si è così generato all’interno, queste sostanze radioattive sono disperse in atmosfera e abbandonate al loro destino… pronte per una distribuzionea a pioggia come, letteralmente, accadde a Chernobyl. Nei giorni scorsi si è detto che intorno a uno dei reattori si sono rilevate tracce di Cesio 137. Ciò conferma l’origine della radioattività ed è un indice di quanto sta avvenendo. (Cesio 137, Iodio 131 e Stronzio 90 sono oggetto di attenzione particolare perché si tratta di isotopi radioattivi particolarmente assorbiti dal metabolismo umano).

4. se è vero che alcuni reattori come il Fukushima 3 utilizzano come combustibile fossile il MOX e non Uranio 235, significa che in quei reattori nel combustibile nucleare è presente il Plutonio 239 (MOX è un acronimo che sta ad indicare una miscela di ossidi tra i quali appunto il plutonio 239 e la presenza nei reattori di tale materiale fissile è probabilmente conseguente anche alla riduzione delle testate nucleari, che hanno reso disponibile questo materiale in alternativa all’uranio). Ma in questo caso l’eventuale fusione del combustibile e il possibile rilascio in atmosfera costituirebbe un evento che non vogliamo nemmeno immaginare, con conseguenze ancora più gravi, data la altissima “radio-tossicità” del Plutonio 239 e la sua lunghissima vita media.

5. Parlare di radio-tossicità e degli effetti immediati e tardivi (tumori, leucemie, effetti ereditari) significa discutere degli effetti dovuti a una contaminazione dell’organismo (per inalazione o ingestione). Dopo l’incidente di Chernobyl tuttavia, malgrado i molti dati raccolti, gli studi epidemiologici realizzati da un gruppo di studiosi indipendenti (medici) in Bielorussia (che sta a Chernobil come la Lombardia sta a Lugano) non furono riconosciuti dall’agenzia Internazionale per l’energia Atomica (AIEA).
Tali studi, frutto di monitoraggi sistematici sui bambini, attestano la presenza di frequenti gravi patologie cardiovascolari in coloro che sono cresciuti nelle zone contaminate, proprio in seguito all’accumulo, nel muscolo cardiaco, di Cesio 137 rilasciato nell’incidente di Chernobyl.

6. è evidente che se tutte le conseguenze di un incidente in una centrale nucleare venissero ammesse e contabilizzate, si aprirebbe anche una voragine di richieste di risarcimento, di invalidità, di giornate di lavoro perse, di costi sanitari affrontati, a carico del sistema del welfare: nessun gestore e nessuna assicurazione sarebbe in grado di affrontare tali costi (non a caso le catastrofi sono sempre poste a carico dell’intera collettività e della solidarietà individuale).
Va qui sottolineato il ruolo determinante dell’AIEA cui è subordinata, per quanto riguarda il riconoscimento della correlazione di effetti sulla salute e gli incidenti nucleari, la stessa Organizzazione Mondiale della sanità, come pubblicamante segnalato da autorevoli appartenenti a quest’ultima associazione.

7. Concludo ricordando che Le persone più esposte a rischi sono i bambini (anche per una dimostrata correlazione tra la radio-sensibilità e i processi di riproduzione cellulare).
Fermiamoci, almeno per ora, qui. Si tratta di riflessioni “a caldo”, proposte da e a chi abita in luoghi che un tempo sarebbero stati considerati lontanissimi da quelli in cui sono accaduti gli avvenimenti di cui discutiamo, messe in campo in un paese che immagina di “entrare nel nucleare” proprio nel momento in cui quest’epoca va finendo e le maggori economie occidentali si affrettano a uscirne e, infine, in un territorio nel quale alcuni “buontemponi” hanno offerto il Pian di Spagna come area per un possibile nuovo impianto.
Poiché ci sappiamo, come tutti e ciascuno, portatori di responsabilità globali, nulla ci può essere estraneo di ciò che ha conseguenze globali.
Tutto riguarda tutti, anche chi ancora non è ancora nato.

Noi non ci tireremo indietro nel dibattito e contribuiremo, con le nostre forze e le nostre competenze affinché ogni cittadino sia messo in condizione di capire la posta in gioco e l’ideologia aggressiva e cieca di chi, per affari che non ci appartengono, ha sposato e vuole imporre il progetto nucleare italiano.

Bruno Magatti
(fisico, specializzato in radio-protezione e tecniche radio-isotopiche, abilitato all’insegnameto di “Impianti nucleari”, specializzato in fisica sanitaria e ospedaliera)

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6 Responses to “Reattori nucleari: con-fusione.”

ecco cosa aspettavo,il parere dell’esperto! 😉

filippo
marzo 15th, 2011

[…] Pico, Progetto per informare […]

[…] Bruno Magatti, fisico, specializzato in radio-protezione e tecniche radio-isotopiche, abilitato all’insegnamento di Impianti nucleari, specializzato in fisica sanitaria e ospedaliera interviene su Pico, Progetto per informare Como, illustrando il tema degli incidenti alle centrali nucleari. Nella tregedia giapponese preoccupa più ancora dell’Uranio 235 la presenza del micidiale Plutonio 239. E intanto “buontemponi” pensano ad una centrale nucleare al Pian di Spagna in Lombardia.  Leggi il seguito su Pico. […]

[…] Bruno Magatti, fisico, specializzato in radio-protezione e tecniche radio-isotopiche, abilitato all’insegnamento di Impianti nucleari, specializzato in fisica sanitaria e ospedaliera interviene su Pico, Progetto per informare Como, illustrando il tema degli incidenti alle centrali nucleari. Nella tregedia giapponese preoccupa più ancora dell’Uranio 235 la presenza del micidiale Plutonio 239. E intanto “buontemponi” pensano ad una centrale nucleare al Pian di Spagna in Lombardia.  Leggi il seguito su Pico. […]

Ottimo articolo Bruno.
Sull’incidente di Fukushima ci sono degli ottimi articoli anche qui http://crisis.blogosfere.it/

Pico è una buona idea ma trovo che il tema non sia dei megli oriusciti… l’area commenti è difficilmente leggibile a mio parere….

ps e poi perchè il dominio di livello due co.it? forse vi conviene anche registrare un altro dominio piu’ facile da ricordare e fare un redirect su questo…

Ciao e buona giornata

Anto
aprile 1st, 2011

Grazie mille del commento e delle critiche: le useremo certamente per migliorare!
Il dominio di 2° livello è stato preso perchè “pico” era già preso per le più importanti estensioni e per assonanza col dominio del movimento che è paco.co.it

aprile 1st, 2011