24 febbraio 2011
Cementificazione

Cementificazione

Sorpresa! L’altro giorno sfogliando una rivista di architettura (Abitare) mi imbatto in un articolo intitolato “Spazi altri” dove viene presentato un progetto realizzato ad Erba di un centro civico polifunzionale dedicato all’incontro tra gruppi e persone diverse. Si tratta del centro civico Noivoiloro: “commissionato da una associazione ONLUS che da anni si occupa dell’assistenza ai disabili, un luogo in cui è possibile sostenere l’attività del volontariato, un contenitore che permette l’incontro tra persone dalle storie e dalle necessità diverse”.

Scrive ancora Abitare “L’idea alla base del progetto del nuovo centro di Erba è quello di mettere assieme, all’interno di un contenitore eterogeneo, quelle funzioni capaci di generare i profitti necessari all’autonomia dell’organizzazione. Per questo motivo l’edificio raccoglie spazi diversi tra loro: si passa dagli ambienti associativi, dedicati alla formazione del lavoro, a quelli di carattere ricreativo e di ristoro, aperti ad un uso più collettivo”.
Sono presenti un teatro, piste da ballo, magazzini e spazi tecnici, laboratori, residenze temporanee, uffici, sale riunioni, ristorante ecc..

E a Como? Niente! Sembra quasi che questa città abbia perduto la vocazione, se mai l’avesse avuta, a generare un modello all’avanguardia dove non esistono solo vuoti da riempire con metri cubi di residenza più o meno di qualità. Basta percorrere la Via Paoli e la Via Varesina per renderci conto di come la nostra città sia diventata un immenso quartiere monofunzionale senza servizi e qualità, pieno di appartamenti invenduti visti anche i prezzi spesso inaccessibili alla maggior parte della popolazione.

Non contenti di questo l’Amministrazione comunale ha approvato una serie di “piani attuativi” (strumenti urbanistici per dare attuazione agli interventi di nuova urbanizzazione o riqualificazione) anche in posti impensabili quali la Via Pannilani (per intenderci la strada che costeggia la Valle del Cosia dove si dovrebbe fare il futuro Parco), zona che rarissimamente vede il sole, o la Via dei mulini che il sole non lo vede proprio.

A fronte di questo permissivismo nei confronti dell’iniziativa privata appare evidente che il ruolo di pianificazione dell’amministrazione comunale è volutamente nullo. Gli unici vuoti che potrebbero essere riempiti di contenuti sono proprio quelli pubblici che non sono mai partiti e dove la stessa mano pubblica è incapace di gestire una evoluzione urbanistica e di sviluppo della nostra città. Ticosa e S. Anna ne sono un esempio concreto per non parlare poi dell’area ex ospedale psichiatrico che per fortuna , vista l’incapacità dimostrata fino ad ora, non è stata ancora interessata se non a progetti per il futuro sviluppo dell’Università.

Chi negli anni passati immaginava una città diversa, con parte delle funzioni di carattere terziario, gli uffici amministrativi, trasferiti nella zona di via Scalabrini, con possibilità di accesso anche di mezzi pubblici quali la metropolitana leggera da collocare sull’asse delle ferrovie Nord, con la localizzazione dell’università che alcuni avevano ipotizzato o nell’area della Ticosa o in quella dell’ex ospedale psichiatrico, con la permanenza dell’ospedale S. Anna sul sito originario, con la possibilità di mantenere dei poli produttivi di qualità, con la possibilità di riqualificare le periferie attraverso interventi di carattere ambientale (parchi, percorsi ciclo-pedonali, spazi ad uso collettivo come quelli citati sopra), con la possibilità di immettere sul mercato abitazioni in affitto a prezzi accessibili, con la possibilità di una riqualificazione viabilistica con mezzi pubblici efficienti ed in sede propria, oggi rimane impotente davanti ai disastri di una pianificazione senza criterio o meglio con l’unico scopo del profitto privato ai danni della collettività.

La giunta di centrodestra guidata dal Sindaco Bruni verrà ricordata dai comaschi per le paratie, per il fallimento dell’operazione Ticosa, per lo spostamento dell’Ospedale S. Anna e poco altro di altrettanto poco nobile.
Occorre però, visto il quadro sopra descritto, affrontare le questioni in modo diverso rispetto a quello con cui tradizionalmente ci poniamo di fronte a queste questioni e per fare ciò occorre porsi alcune domande a cui successivamente dare delle risposte:

  1. a cosa può servire il nuovo Piano di Governo del Territorio dopo i danni dell’attuale Piano regolatore e le politiche di deregulation applicate mirabilmente da questa giunta?
  2. dopo i danni di questa amministrazione è ancora possibile pensare ad uno sviluppo urbanistico equilibrato per questa città o l’unica strada percorribile è quella di ritagliare degli spazi residuali all’interno dei quali far crescere anche dal basso un’idea di città diversa?
  3. con quali mezzi economici si può pensare ad un futuro per questa città viste anche le ristrettezze delle casse comunali e l’incapacità o non volontà da parte dell’amministrazione comunale di gestire gli incassi derivati dai vari piani attuativi approvati o in via di approvazione?
  4. come sfruttare al meglio le opportunità derivate dall’approvazione dei piani attuativi facendo in modo che gli standard urbanistici (per intenderci la possibilità di richiedere al privato la realizzazione di spazi pubblici, parcheggi, verde, edifici collettivi, etc.) vengano effettivamente realizzati e che questi rientrino in un piano complessivo per dare maggiore qualità alla nostra città?
  5. ed infine, per tornare all’inizio, ma i buoi sono già scappati o è possibile, non in modo retorico, fare ancora qualcosa?
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One Response to “Ma i buoi sono scappati? Riflessioni urbanistiche”

come non condividere e…incazzarsi!!!
peccato che ai “cumask” poco importa ciò che non invade il proprio giardino !

elio
febbraio 24th, 2011