7 gennaio 2011
Pico

Pico

I comaschi manifestano da tempo sfiducia nella possibilità di cambiare in meglio l’amministrazione della città. Contro questa deriva PACO – Progetto per amministrare Como resiste dalla sua nascita (1993), nella convinzione che la partecipazione dei cittadini, la valorizzazione delle competenze e la riscoperta del concetto di bene comune possono aprire una stagione di rinnovamento e di rinascita; i risultati positivi non sono mancati.

La nostra esperienza ha però bisogno di una rinnovata visibilità.

Questo ci segnalano molti tra coloro che ci conoscono da tempo o che sono venuti a conoscenza della nostra esperienza di movimento politico. La presenza in piazza, il contatto personale e i numerosi volantini e lo stesso sito internet  non appaiono più adeguati a una comunicazione costante e di prima mano che dia conto non solo delle nostre battaglie ma anche dei punti di vista che esprimiamo con continuità, delle nostre proposte e dei nostri progetti.


Per questo abbiamo pensato a uno strumenti agili e regolari: un newsmagazine online e una newsletter inviata per posta elettronica con cadenza di regola settimanale, a chi è venuto a contatto con noi, a chi ha collaborato o collabora, a chi ha a cuore il futuro della città. Gli argomenti saranno affrontati, analizzati e valutati dal punto di vista di PACO: la devastazione edilizia del territorio, le fasce di popolazione in sofferenza, la difesa dell’ambiente, le inefficienze dell’amministrazione comunale e delle aziende che erogano servizi pubblici.

Su questi e su molti altri temi abbiamo svolto azioni e maturato orientamenti e proposte che spesso non hanno avuto spazio adeguato nella stampa e nella televisione locale e che ci sembra importante far circolare.

Questo è lo scopo di questo Progetto per Informare (facciamo PICO!!!), che coabiterà con altri strumenti di dibattito e di informazione che promuoveremo prossimamente con altri, nella consapevolezza che la possibilità di cambiamento reale è in un patto tra i molti che lo vogliono.

Paco – Progetto per Amministrare Como

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One Response to “Perchè PICO”

sono un ragazzo di como, conosco bruno.ho scritto questo pezzo,se può essere interessante per il vostro sito pubblicatelo

La Banalità del Falso

La filosofa Hannah Arendt, in uno dei suoi testi più celebri,
analizzando la mentalità tedesca durante la seconda guerra mondiale si
chiede come poteva l’intero popolo tedesco rimanere indifferente (e
addirittura sostenere!) i metodi criminali che venivano usati e imposti
dalle alte gerarchie a tutta la popolazione. La risposta che trova la
Arendt è che la popolazione stessa era talmente abituata alle
ingiustizie e al veder commettere crimini da parte delle sue figure
istituzionali, che si trovava intrisa di un’acquiescenza inconsapevole
verso la malvagità. Identifica così l’idea di “Banalità del Male”: l’
abitudine di un cittadino ad assistere quotidianamente al male ne
inibisce il senso stesso della percezione del bene, rendendolo
indifferente alla malvagità che lo circonda.

Cosi come la Arendt si chiedeva come potesse tutta la popolazione
tedesca rimanere immobile di fronte alle malvagità del suo governo,
potremmo chiederci noi come può oggi la popolazione italiana rimanere
indifferente (e addirittura giustificare!) gli atti osceni di cui ci
tengono quotidianamente informati la stampa e i giornali. Nel caos
mediatico totale, si sentono informazioni sempre più contrastanti e
contraddittorie creando una situazione di impasse che sembra non avere
vie di uscita: da un lato intercettazioni e prove schiaccianti
inchiodano gli imputati a rispondere delle loro azioni, mentre dall’
altro gli stessi imputati smentiscono categoricamente ogni tipo di
accusa accampando le più svariate scuse.

Dovremmo essere oramai abituati a questo tipo di situazione fatta di
accusatori e accusati presunti innocenti, ma quando ci si aspetta che
oramai i tempi siano maturi per fare breccia nella coscienza degli
imputati, portandoli a rispondere in modo definitivo delle loro azioni,
ecco che la scena si arricchisce di modalità e strutture per diffamare
le accuse dei tribunali attraverso i palcoscenici televisivi,
mobilitando l’intero palinsesto in difesa del bene supremo: la libertà
di mentire.

Come i tedeschi erano offuscati nel loro pensare dall’intero contesto
socio-politico che li circondava di atroci malvagità, così noi italiani
sembriamo assuefatti da una confusa abitudine alla menzogna, che ci
porta a confondere la verità col falso. Come riuscire ad avere criteri
discrezionali solidi, avendo di fronte persone al limite del
miracoloso, capaci di risanare Napoli in tre giorni, ricostruire l’
Aquila in due e sconfiggere il cancro entro la fine della legislatura?
Forse ora il passo dobbiamo farlo noi. Forse è venuto il momento di
riappropriarci di quell’onestà intellettuale da troppo tempo accecata
da slogan urlati e bandiere alzate. Forse è tempo per noi di esigere
dai nostri governanti la verità.

davide vavassori
marzo 18th, 2011